7 nuovi vini di Sicilia: in anteprima le new entry

di Valeria Lopis – Il settore enologico siciliano vive in continuo fermento, non si arresta e risponde al post pandemia con tante novità che nonostante il momento si fanno strada e tracciano una Sicilia del vino fertile e sostenibile, animata da produttori tenaci e creativi.

La riscoperta sembra essere la chiave di queste nuove etichette dell’isola: un filo rosso invisibile che lega l’est all’ovest, le vigne di montagna a quelle fronte mare; c’è grande voglia di vitigni autoctoni e sperimentazioni.

Non potendo degustare le neo etichette, lasciamo presentare agli stessi produttori i vini e il progetto, nello stile più o meno riconoscibile di ogni cantina e di ciascun territorio.

 

Fuori Zona, Terre Siciliane Igp 2019, Cantine Barbera (Menfi)

Una piccola produzione artigianale per Marilena Barbera, vignaiola naturale a Menfi (AG) terroir straordinario rivalutato negli ultimi anni grazie a un cambio di rotta che ha permesso ai produttori di smettere (o quasi) la pratica del conferimento e vinificare con le proprie etichette, un’emancipazione scaturita anche dal lavoro di Marilena che per prima ha creduto nella sua Menfi.

Un nuovo vino che ha il sapore della libertà, a cominciare dall’etichetta, nella quale una farfalla supera un filo spinato, una scena di campagna e un omaggio alle parole pronunciate da Liliana Segre al Parlamento Europeo: “Volate sopra i fili spinati”.

“L’idea di piantare il Frappato è nata perché cercavo un vitigno a bacca rossa che non fosse tra i soliti internazionali di cui Menfi è molto satura” – ci spiega Marilena Barbera – “qui, ad esempio, il Syrah viene molto bene, ma a me il Syrah piace pochissimo perché è troppo dolce, fruttato, sanguigno. Fra i vitigni autoctoni siciliani sono sempre stata innamorata del Frappato. Poi, qualche anno fa, ho partecipato alla sperimentazione di alcuni vitigni rari siciliani, fra cui un biotipo di Frappato aromatico e l’ho piantate a Belìce, veramente pochissime piante. Risultati incredibili. Allora ho deciso che avrei piantato Frappato, quello classico, e il biotipo aromatico”.

“Questa è la prima vendemmia, quel biotipo aromatico che è parte del vino si fa parecchio sentire e ne pianterò ancora mezzo ettaro, in maniera che nel tempo diventi il vitigno dominante” – continua Marilena che ci anticipa anche le note di degustazione di Fuori Zona – “Il vino è molto snello, di acidità espressiva, tannino morbido ma dinamico e ben delineato, i sentori oscillano dai floreali del geranio, della violetta, della rosa rossa, allo speziato del pepe rosa, una spunta di mentuccia è fortemente riconoscibile. In bocca è molto agrumato. E’ in bottiglia solo da due mesi, quindi è ancora in evoluzione, ma mi piace molto la strada che sta facendo”.

Majàra, Terre Siciliane Igp 2019, Az. Agr. Bertolino (Marsala)

Un colpo di fulmine con una storica vigna: nasce così la seconda etichetta dei fratelli Bertolino, Salvatore e Gabriele appassionati produttori naturali che aggiungono al Catarratto “Fuitina” la neonata etichetta Majàra, un nuovo vino prodotto da un vitigno reliquia che i locali chiamano “Paippato o Quattro Rappe” (letteralmente quattro grappoli).

“Il vigneto ha circa 25 anni ed è allevato ad alberello marsalese, siamo in contrada Rassallemi: un bassopiano argilloso-sabbioso sul versante nord est di Marsala, zona più comunemente utilizzata per la coltivazione di vitigni a bacca rossa e dell’antico grano Tumminìa” – precisa Salvatore, giovanissimo produttore innamorato delle sue vigne – “Alla vendemmia manuale seguono 72 h di macerazione sulle bucce, fermentazioni spontanee da lieviti indigeni, la pressatura avviene con torchio idraulico verticale”.

Il vitigno è stato classificato come Frappato ma in realtà gli ultimi studi della facoltà di Agraria dell’Università di Palermo effettuati sul genotipo hanno dimostrato che è un discendente diretto del Carignano, forse la classificazione come Frappato è stata fatta seguendo la pista del nome Paippato, assonante con la parola Frappato. Le ricerche hanno valutato anche il confronto con il Frappato, quello che troviamo impiantato a Vittoria, ed è stato stabilito che non c’è familiarità fra i due vitigni: la conferma è arrivata anche sentendo diversi produttori di quella zona che hanno comunicato caratteristiche di produttività diverse rispetto a questo vitigno.

Lo stile è quello di un vino “gastronomico” da valorizzare in abbinamento ad un piatto tipico della cucina regionale, Salvatore commenta così le note di degustazione: “Colore rosso porpora con riflessi violacei, limpido. Al naso intenso con sentori erbacei, frutta rossa acerba, bacche di goji. Al palato si presenta dotato di grande freschezza e un tannino morbido, già smussato. Convive in questo vino una bella corrispondenza gusto-olfattiva”.

Camaleonte, Az. Agr. Fabio Ferracane (Marsala)

Un progetto che sfida i canoni del vino per come siamo abituati a concepirlo e a berlo, ma in realtà l’idea del produttore marsalese Ferracane, che ci ha messo letteralmente la faccia, è semplice e lineare e si rifà alla tradizione che forse abbiamo dimenticato, di quando a fine vendemmia le eccedenze venivano unite in un unico vino da consumare fra i lavoratori di campagna. Ecco, Camaleonte prende le mosse da quel ricordo: un vino che non ha pretese ma riesce a soddisfare pienamente.

 “Camaleonte è un blend di diversi vitigni, a bacca bianca e a bacca rossa in proporzione variabile: Catarratto, Grillo, Nero d’Avola e Merlot. In questo primo imbottigliamento il Merlot concorre con una percentuale maggiore perché quest’anno ha avuto una maggiore resa” – Fabio, è lui il camaleonte in etichetta, spiega la sua intuizione – “E’ vino da tavola senza denominazione d’origine, desideravo valorizzare questa parte del vino che è stato prodotto con gli stessi standard qualitativi degli altri vini, sia in vigna che in cantina, e l’idea di averlo imbottigliato mi fa sentire di aver restituito dignità ad un vino che è stato prodotto con la stessa fatica e lo stesso rigore degli altri. Non ci sono solfiti aggiunti e i naturali non arrivano ai 17 mg/l”.

 

 

PassoChianche, Terre siciliane igp 2018, Passopisciaro Vini Franchetti  (Etna)

A 1000 m s.l.m. sull’Etna in contrada Passo Chianche, un terreno vulcanico ospita le vigne di Chardonnay di Franchetti, uno dei produttori pionieri dell’Etna che in tempi non sospetti ha fiutato nel terroir etneo il fiorente distretto enologico che è diventato oggi.

Circa 25 micro vendemmie per testare le differenti maturazioni a seconda dei suoli e meglio comprendere l’invecchiamento delle viti che si attestano sui 15 anni d’età, hanno permesso di percepire che piccole parcelle iniziavano ad esprimere la propria personalità, così PC si è fatto strada ed è diventata un’etichetta a sé, da imbottigliare separatamente.

“Sicuramente la Contrada PC è stato prodotto con l’idea di fare un vino da invecchiamento” nelle parole dell’export manager Letizia Patanè intercettiamo un trend in crescita sull’Etna, il bianco sembra essere in rimonta rispetto al rosso, soprattutto se pensato per essere longevo.

“Già il nostro Passobianco viene messo sul mercato dopo 18 mesi” – continua Letizia – “Perché ha bisogno di stare un po’ in bottiglia (almeno 6 mesi) per affinarsi e migliora tantissimo dopo un paio di anni. Il Contrada PC è un vino che in 5 anni mostrerà tutto il suo potenziale, ma continuerà a migliorare in bottiglia senza problemi”.

“Il vino ha al naso note tropicali molto delicate, mela golden, fiori di zagara e di sambuco, con spiccate note minerali” – continua Letizia -” Molto complesso e intenso al naso grazie anche all’invecchiamento sulle fecce fini. Tagliente in bocca, teso, con una notevole acidità dovuta anche all’annata. Spiccano note di pompelmo, ananas, litchi, unite alla delicatissima crosta di pane che ne rende la bocca piena, frutto prima della malolattica e poi dei 6 mesi sulle fecce. Preciso e fragrante nello stesso tempo.”

Rosato Nero d’Avola, Doc Sicilia 2019 – Funaro (Salemi)

L’azienda a conduzione familiare Funaro dal 2011 produce in regime biologico certificato, siamo nella parte occidentale della Sicilia tra Salemi e Santa Ninfa, dove si è scelto da tre generazioni di impiantare vitigni autoctoni e alloctoni.

“Il progetto del rosato è nato 2 vendemmie fa, ce lo chiedevano in tanti: i nostri distributori italiani e il nostro importatore australiano per primi, fino a quando abbiamo individuato la vigna più adatta e dato vita a questo progetto. Ogni vino nasce da un appezzamento particolarmente vocato, per noi il concetto di cru si applica a tutte le etichette” – esordisce così Giacomo Funaro raggiunto telefonicamente per parlare del nuovo arrivato in cantina – “Il rosato è prodotto dal Nero d’Avola della nostra contrada Fontanabianca, dove il terreno è argilloso a medio impasto e l’esposizione permette di avere uve sane, particolarmente idonee alla nostra idea di vino”.

La cantina, che nella scorsa edizione di “Sicilia in Bolle” è stata insignita del premio “Alberto Gino Grillo”, per il miglior Spumate Metodo Classico Bianco di Sicilia, riconoscimento guadagnato con lo “Spumante Extra Brut Millesimato Biologico 2013” sulla base del punteggio conseguito in guida AIS Vitae 2018, mette al mondo una nuova creatura nello stile fresco e “pulito” che accomuna tutte le etichette Funaro.

 

Perle di Grazia, Terre di Gratia (Camporeale)

Il primo mosso a firma Terre di Gratia è uno spumante da 100% uve di Catarratto che provengono dalla stessa tenuta del 27Catarratto, altra straordinaria etichetta dell’azienda che esprime in pieno le virtù del Catarratto dell’ovest Sicilia; la vendemmia è leggermente anticipata rispetto al vino fermo, la base spumante viene rifermentata in vasca (metodo italiano o charmat) per 45 giorni.

“E’ uno spumante fresco piacevole, di grande bevibilità: si abbina molto bene a salumi, fritture, pizza, è una bollicina versatile che può essere goduta a tutto pasto” – ci spiega il produttore Gaspare Triolo che insieme al fratello Rosario si occupa dell’azienda – “Il progetto metodo classico arriverà in futuro, ci stiamo lavorando, al momento ci piaceva l’idea di creare uno spumante easy ma al tempo stesso elegante, da poter bere in modo disimpegnato e in qualsiasi occasione”.

Il richiamo alla figura femminile, alla nonna, sempre presente in ogni progetto della cantina, stavolta si lega alle perle indossate dalle donne di famiglia, simbolo di quello stesso perlage fine da osservare dentro il calice.

 

 

 

Prima o Poi, Primaterra (Etna)

Da contrada Sciaranova a Randazzo (CT) un Blanc de Noir che esprime tutta l’acidità e la complessità del Nerello Mascalese, il vitigno autoctono del vulcano. Camillo Privitera e Tiziana Gandolfo aggiungono alla loro produzione di alto profilo uno spumante metodo classico che ha la stoffa del fuori classe: sono bollicine di montagna, una montagna che è anche un vulcano.

“Sull’Etna questo è il periodo della spollonatura e dell’imbottigliamento” – racconta Privitera che oltre ad essere produttore con l’etichetta Primaterra è anche Presidente Regionale dell’Associazione Italiana Sommelier, posizione che gli consente di osservare e analizzare i dati della produzione e del consumo del vino siciliano – “La chiusura dell’Ho.Re.Ca. ha dato una strattonata ai piccoli produttori, un danno che non è solo il fermo dei 2 mesi ma che con la ripartenza a fasi avrà purtroppo un’eco più lunga, un peso che dovremo sostenere senza alcun aiuto”.

L’etichetta etnea che produce dei rossi statuari, in pieno stile Etna, e un rosato simbolo, il “Primarosae”, aggiunge la nuova etichetta “Prima o Poi” uno spumante da Nerello Mascalese in purezza che prima di arrivare al calice ha fatto almeno 24 mesi di affinamento in bottiglia, un pas dosé che ha tutta l’eleganza e la finezza del versante nord del vulcano, la freschezza e l’acidità varietale del vitigno e delle rotondità che rendono il sorso accattivante.

“Si tratta di un’edizione limitata” – conclude Privitera – “una cuvée che ci ha sorpresi già dopo la sboccatura per validità e piacevolezza. Uno spumante che esprime al meglio il potenziale di questa contrada, segno che la zona di produzione incide profondamente sul risultato finale”.

 

Nei prossimi mesi arriveranno sul mercato ancora tantissime novità, come l’attesissima Halarà, un progetto che riunisce 6 grandi vignaioli del Mediterraneo che hanno trovato una casa (e un credo) comune nel marsalese per fare rete e portare a compimento qualcosa di unico, che parafrasando Aristotele costituirà un tutto maggiore della somma delle parti, ecco i produttori coinvolti: Stefano Amerighi il produttore toscano delle Syrah, Francesco De Franco produttore di Cirò con l’etichetta A Vita, Giovanni Scarfone produttore della cantina Bonavita a Faro Superiore (ME), Francesco Ferreri di Tanca Nica a Pantelleria, il team marchigiano de La Distesa, e infine Nino Barraco che ha dato tanto impulso e nuova vita alla sua Marsala e a Ottobre uscirà con la sua prima riserva.

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