Presentazione della guida dei vini Vitae 2021


Sabato 28 novembre 2020, dalle ore 11 alle 13, sulla pagina Facebook dell’Associazione Italiana Sommelier l’annuncio dei nuovi ventidue Tastevin AIS.

UNA PRESENTAZIONE VIRTUALE. La presentazione della Guida Vitae 2021 potrà essere seguita dagli schermi di casa, sabato 28 novembre 2020.

Dalle 11 alle 13 l’Associazione Italiana Sommelier annuncerà i nomi dei ventidue produttori, uno per regione, insigniti del prestigioso Tastevin AIS.

Saranno loro, insieme ai rappresentanti dell’Associazione, a parlare delle proprie etichette, e a descrivere le vicende affrontate durante un anno vinicolo peculiare come il 2020.

LA GUIDA IN CIFRE. Sono 2014 le aziende recensite nell’edizione cartacea di Vitae 2021. 694 vini hanno ricevuto le quattro Viti, il massimo punteggio. 169 quelli premiati per avere espresso un esemplare rapporto tra valore produttivo e prezzo di vendita, mentre 114 vini possono fregiarsi della freccia di Cupido, il simbolo che identifica gli assaggi capaci di emozionare fin dal primo sorso. 

MAIETTA: LA PAROLA AI PRODUTTORI. “La declinazione dell’evento in forma virtuale ci consente di dare maggiore spazio alla voce dei produttori, che potranno raccontare in prima persona le eccellenze della nostra guida – ha detto il presidente nazionale Antonello Maietta.

Anche se le attuali contingenze non ci permettono di riunirci di persona con i nostri soci e con tutti gli appassionati, come di consueto, potremo fare insieme un brindisi virtuale collegandoci dai nostri dispositivi.”

L’unicità dei formaggi storici del sud Italia

Oggi possono a buon diritto definirsi formaggi di alta qualità. Studi condotti su 15 formaggi del meridione d’Italia, nell’ambito del progetto Canestrum casei, hanno dimostrato che questi prodotti storici contengono sostanze nutrizionali e nutraceutiche davvero uniche.

È quanto illustrato ieri nel corso del webinar dal titolo “La qualità dei formaggi del meridione d’Italia selezione Ager, Analisi dei fattori della biodiversità e nuove proposte di valorizzazione” aperto ad addetti ai lavori e studenti universitari ed inserito nel ciclo di webinar “CHI (RI)CERCA TROVA” organizzati da AGER AGroalimentare E Ricerca, un’associazione senza fini di lucro formata da un gruppo di Fondazioni di origine bancaria con l’obiettivo di promuovere la ricerca scientifica nell’agroalimentare italiano.

Tra i progetti di ricerca finanziati vi è Canestrum casei che ha come protagonisti 15 formaggi del Sud Italia (DOP, IGP e PAT) a forte rischio di estinzione, di cui sono stati studiati diversi aspetti al fine di poter sviluppare comuni strategie per la comunicazione, la promozione ed il marketing.

Il webinar che ha avuto quali relatori il prof. Massimo Todaro dell’Università di Palermo, il prof. Giuseppe Licitra dell’Università di Catania, il prof. Vincenzo Chiofalo dell’Università di Messina e il prof. Vincenzo Russo della IULM di Milano è stato un primo momento di confronto dei risultati ottenuti dalle nove istituzioni di ricerca coinvolte sui campioni di formaggi forniti dagli oltre 100 produttori che hanno aderito al progetto.

Dopo due anni di studi, sono emersi dati importanti riguardanti le sostanze nutrizionali e nutraceutiche che caratterizzano questi formaggi e che risultano riconducibili ai cosiddetti caratteri della biodiversità che li rendono unici. Come ha spiegato ampiamente il prof. Licitra nel corso del suo intervento si tratta di “formaggi unici e specifici prodotti a mano in aree marginali, in cui l’impiego dei pascoli naturali, l’utilizzo di latte crudo (senza l’uso di culture starter) da razze autoctone insieme ad altri fattori quali l’uso di ingredienti come lo zafferano nella produzione del Piacentinu ennese o ancora l’impiego di attrezzature in legno ed i luoghi di stagionatura naturali incidono profondamente sulla loro qualità nutrizionale e sulla presenza di particolari composti aromatici”.

A tracciare l’identikit dei formaggi siciliani facenti parte della selezione Ager è stato il prof. Chiofalo che insieme alla dott. Ambra Di Rosa ha condotto degli studi sul loro profilo nutrizionale a diversi stadi di stagionatura sottolineando come risultino essere altresì importanti i profili organolettici valutabili attraverso i sensi “umani” e quelli artificiali (naso elettronico, occhio elettronico e lingua elettronica). “Ciò che andremo a fare nell’ultima parte di attività di ricerca – ha spiegato il prof Massimo Todarodell’Università di Palermo, ente capofila del progetto- sarà quello di mettere a disposizione dei produttori le informazioni ottenute con la ricerca per migliorare l’etichettatura, mettere a punto nuovi sistemi di packaging ed infine di promuovere le loro caratteristiche con una comunicazione mirata verso gli stakeholders (bottegai, ristoratori, consumatori) con l’obiettivo finale di valorizzare il ruolo socio-culturale dei produttori di queste 15 eccellenze casearie, eco-sostenibili, prodotte nel Mezzogiorno d’Italia”.

Importante sarà in questo l’apporto del Behavior and BrainLab IULM di Milano, uno dei principali punti di riferimento in Italia per analisi di Neuromarketing e Consumer Neuroscience.

“I formaggi della selezione Ager hanno un contenuto narrativo importante- ha dichiarato Vincenzo RussoProfessore Associato di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing alla IULM di Milano – ma ciò che abbiamo sinora potuto riscontrare è un deficit nella comunicazione del settore lattiero-caseario.

Bisognerà pertanto lavorare su una corretta comunicazione che faccia percepire il prodotto in modo diverso, fare storytelling sulla certificazione e le garanzie che forniscono in merito a sapore e sicurezza.

Sarà importante anche educare il consumatore al significato di “formaggio a latte crudo” e tenere in considerazione che il consumatore oggi vuole info su salubrità e tracciabilità alimentare ed è sempre più attento ai temi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica”.

Dior presenta la prima collezione “per stare in casa”

La maison Dior ha presentato la sua prima capsule collection dedicata esclusivamente alla Moda per stare a casa. Capi comodi ed eleganti con stampe di stelle e segni zodiacali, pezzi di grande bellezza che fondono eleganza e relax.

Durante il lockdown, la designer di Dior Maria Grazia Chiuri ha concentrato la sua creatività sul mondo delle stelle, dell’astrologia. Una collezione, quindi, che sostiene “l’arte di rilassarsi a casa con stile”, spiega l’azienda sul suo sito web.

Lingerie, accappatoi, gonne in cotone plissettato, t-shirt, cardigan, shorts in velluto con prezzi di capi che arrivano anche a 3 mila euro. La collezione, che si puo’ consultare sul sito della maison francese, comprende anche felpe, scarpe da ginnastica, sciarpe, stivali, stivali di velluto, scialli, collane o favolosi pigiami di seta che raggiungono un prezzo di 2.800 euro.

Nuova referenza per Tenute Rubino: il cru di Susumaniello in purezza

É in uscita dal mese di dicembre in Italia e sui mercati esteri il Torre Testa Doc Brindisi 2017, vino cru di Tenute Rubino che, a partire da quest’anno, fa bella mostra di sé con una nuova etichetta in grado di esprimere appieno l’unicità di questo Susumaniello in purezza, posto al vertice della piramide qualitativa della storica cantina pugliese.

Questa annata del Torre Testa ha anche ottenuto i Cinque grappoli da Bibenda 2021, massimo punteggio assegnato dalla storica Guida annuale sul vino italiano curata della FIS.

L’annata 2017 del Torre Testa Doc Brindisi è il risultato di un andamento climatico davvero particolare, con abbondanti piogge primaverili che hanno sostenuto lo sviluppo vegetativo produttivo delle piante e costituito riserve idriche profonde nei vigneti della Tenuta di Jaddico.

Con il progressivo innalzamento delle temperature, che non hanno fatto registrare eccessivi picchi di caldo durante i mesi estivi, si sono determinate le condizioni micro-climatiche ideali per il Susumaniello, vitigno che predilige tempi più lunghi di maturazione dei grappoli.

Stagione equilibrata sotto il profilo climatico anche grazie all’influsso delle correnti marine da nord e nord-ovest che hanno contribuito a mitigare la temperatura interna ai vigneti e tra i filari oltre a costituire un fattore determinante per assicurare sanità ed integrità dei grappoli.

“Grappoli perfetti, leggermente più piccoli e con un rapporto buccia polpa più equilibrato – spiega Luigi Rubino, titolare di Tenute Rubino – raccontando la vendemmia 2017, rigorosamente manuale, delle uve di Susumaniello, vitigno oggi cuore identitario della DOC Brindisi e di un progetto di riscoperta di questa varietà, iniziato pioneristicamente dalla mia famiglia e, per fortuna, condiviso finalmente da diverse aziende che, nel Salento, stanno credendo, come noi, nelle potenzialità di questa pietra miliare dell’enologia pugliese”.

Un progetto di valorizzazione che ha nel Torre Testa il suo vertice qualitativo ed identitario e che l’azienda, anche nell’immagine, ha voluto esprimere. Un obiettivo che ha richiesto un lungo lavoro di preparazione e che ha rivoluzionato totalmente l‘immagine di questa storica bottiglia di Tenute Rubino. Un processo, diretto personalmente da Romina Leopardi, responsabile marketing e comunicazione dell’azienda, che ha visto coinvolte diverse professionalità specializzate nella comunicazione del vino. Una rivoluzione grafica che proietta l’immagine di questa storica bottiglia verso un target di consumatori più consapevoli ed enologicamente maturi, sempre più attenti a riconoscere i valori e le peculiarità dei terroir di provenienza. La nuova etichetta trasmette manualità, artigianalità e vicinanza al linguaggio artistico – massime espressioni delle umane passioni – attraverso un rinnovato utilizzo dell’espressione pittorica, ben evidenziato nella “pennellata” di colore che richiama quello delle bucce delle uve di Susumaniello e della macchia “succosa e densa” che lascia sulle mani, durante la raccolta.

Dal colore rosso rubino intenso e impenetrabile, il Torre Testa 2017 Doc Brindisi si caratterizza per note di frutti rossi molto maturi, quali prugna e ciliegia sotto spirito, che si uniscono a sentori di confettura e cioccolato fondente, accompagnati da note speziate di cannella, pepe nero e noce moscata. 

“Il Torre Testa 2017 è, almeno per le ultime quattro o cinque ultime annate – conclude Luigi Rubino – quella che meglio riesce a cogliere l’elemento distintivo e di carattere che abbiamo sempre ricercato in questo nostro vino. Complessità, profondità ed eleganza per un rosso che, nella DOC Brindisi, è diventato un punto di riferimento importante oltre che qualificante. Il Torre Testa è un prodotto di nicchia, poche migliaia di bottiglie che vanno in assegnazioni in Italia e all’estero e su cui si concentra anche l’attenzione di collezionisti e intenditori che riconoscono, in questo nostro vino, un potenziale di longevità e maturazione in bottiglia davvero interessante. Un grande vino rosso da invecchiamento”.

Dep Art Gallery dedica un approfondimento al pittore Pino Pinelli

In questo particolare momento storico, nell’impossibilità di visitare mostre e fiere,  Dep Art Gallery decide di dedicare alcuni focus agli artisti rappresentati dalla galleria stessa

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Pino Pinelli è un artista sicuramente molto noto poiché ha partecipato al “movimento” della Pittura Analitica. Ad una analisi posteriore, tale periodo risulta quasi da considerarsi un esordio artistico (in realtà la produzione era iniziata da quasi 10 anni). Ma rispetto alla vita produttiva dell’artista, il periodo “analitico” cioè l’inizio degli anni ’70, corrisponde ad un breve ma intenso, periodo della sua carriera.

L’artista

Pinelli nasce a Catania nel 1938, dopo aver completato gli studi si trasferisce a Milano nel 1963. Il fermento culturale della città attira e affascina il giovane Pinelli che inizia ufficialmente la sua carriera con una mostra già nel 1968. Le sue opere dei primi anni ’70, come già detto, lo inseriscono di fatto nel movimento definito “Pittura Analitica”, gruppo coevo ad altre realtà internazionali di cui condivide la ricerca. Tela, cornice, colore, segno e materia sono i componenti fondamentali della pittura presa in analisi. Nelle opere di quel periodo è evidente come l’artista, nel pensare la pittura nella sua totalità di elementi, esprime con le sue tele monocrome una sorta di stato ansioso della superficie. È nel 1975 che introduce il concetto di “frammento”, le tele, anche di grandi dimensioni, appaiono in gruppi di 2 o 3, che diventano poi piccoli frammenti fino al momento della deflagrazione, della “rottura del quadro” e la nascita delle sue iconiche “disseminazioni”.

Questo ultimo potente concetto rende Pinelli del tutto autonomo nel panorama artistico. Il Museo del ‘900 di Milano, così come il Pompidou di Parigi, hanno scelto questo soggetto per rappresentare Pino Pinelli nelle rispettive collezioni.

La disseminazione ha così tanti significati e legami per il lavoro di Pinelli che ogni critico ne ha trovate diverse sfaccettature. Negli anni cambia la tecnica esecutiva. Tra il 1984 – 1986, l’opera riacquista la sua massa, prende corpo. La struttura di base, costituita da legno e poliuretano, viene avvolta da un tessuto elasticizzato, a cui segue la fase di pigmentazione attraverso più velature di colore che finalmente ritorna dominante.

Nel 1986 introduce la forma della “scaglia”: composta da polveri di uso industriale, viene modellata con le “mani guantate”, le quali  plasmano la materia che, una volta essiccata, passa alla fase successiva della pigmentazione, dove si sovrappongono più velature di colore fino a raggiungere il massimo “timbro cromatico”.
All’inizio degli anni 90 sviluppa il ciclo delle forme ovali, che come degli “anelli” si disseminano e si muovono nello spazio, ricordando (usando le parole dell’artista) una “danza matissiana”.
Nel corso degli anni ‘90 abbandona le forme irregolari per una riacquisita razionalità geometrica. La superficie è dotata di una maggiore consistenza materica tanto che sembra incresparsi, trasformando la pittura in materiale tattile, quasi vellutata.

L’evoluzione

Pinelli rimane un artista inquieto e grazie ad una tecnica costruttiva ormai consolidata, continua a pensare e realizzare delle forme che possano incarnare la sua idea.
Tra il 2002 – 2003 evolvono nel ciclo degli “incroci”, che ripropongono una disseminazione dal ritmo accentuato e talvolta più libero e ricco di elementi.
Intorno al 2008 continua l’indagine sulla materia stessa. Questi frammenti che esplodono sono “atomi” di pittura, che ricordano un vero e proprio pullulare di particelle che stanno per esplodere.
Nel 2018, in occasione della doppia mostra che celebra la carriera di Pinelli a Palazzo Reale e alle Gallerie d’Italia, l’artista propone alcune nuove forme, disseminate e inquiete, contemporanee.

Pino Pinelli è sicuramente un artista da avere nella propria collezione.

“Il rompere il quadro in frammenti è l’atto disperato del pittore europeo che avverte il peso della storia… l’unico atto possibile è quello di pensare alla pittura più che farla” P. Pinelli

Per informazioni
art@depart.it

È MAURIZIO URSO LO CHEF DEL RISOTTO 2020

Svelato il nome del vincitore dell’edizione social 2020 de Lo Chef del Risotto. Lo chef siciliano Maurizio Urso si è aggiudicato il primo posto del contest social per chef professionisti organizzato da Risate&Risotti, il format creato da Luca Puzzuoli, e trasmesso domenica 15 novembre sulle pagine facebook di Risate&Risotti e dell’AIFB. Il ‘Risotto con vongole, tartufi di mare, cozze e limone femminello su emulsione di zucchine e nepeta con crema di ostriche, fiori di lavanda e Murgo brut’ ha conquistato il parere favorevole dello chef Rossano Boscolo, arrivando a raggiungere lo scalino più alto del podio. Lo chef Urso ha ricevuto in premio un set di pentole personalizzate – tra cui l’innovativa ‘padella in alluminio a mantecare’ – offerto da Pentole Agnelli, una selezione dei prodotti Riso Buono e una Magnum di Marciliano 2016 da parte della Famiglia Cotarella.

Secondo classificato lo chef Maurizio Bonomidell’Enoteca Zanini di Bergamo con il ‘Riso carnaroliazienda agricola Salera invecchiato 2 anni e lavorato a pietra con stracchino, noci e perle di basilico’ e terzo classificato lo chef Emanuele Bruni di Casa Carmen Fregene con il ‘Risotto ai crostacei, battuta di gamberi e zest di lime’. Menzione speciale per il giovane e talentuoso personal chef Leonardo Parisse con il suo ‘Risotto Tenuta Drovanti allo zafferano, crudo di gamberi, asparagi di mare e polvere di prezzemolo essiccato’.

La premiazione, per motivi di sicurezza, si è svolta online alla presenza dello chef Rossano Boscolo, patron del Campus Etoile Academy e della conduttrice Franca Rizzicon la partecipazione di Maurizio Di Dio, direttore marketing di Pentole Agnelli, Cristina Brizzolari, titolare di  Riso Buono, Luca Puzzuoli, ideatore della manifestazione, chef Anna Maria Pellegrino, presidentedell’ Associazione Italiana Food Blogger, chef Enrico Derflingher, presidente di Euro Toques Italia, Dominga Cotarella, Famiglia Cotarella.

“Sono davvero felice e incredulo! Ho avuto parecchi riconoscimenti in vita mia e vincere ed è sempre motivo di grande soddisfazione, specie per uno come me che, oltre alla passione, definisce il nostro lavoro una missione. Bisogna sempre studiare stare al passo non dimenticando mai le nostre tradizioni, anzi rivisitarle appena e, con l’aiuto delle nuove tecnologie a disposizione, renderle più leggere tenendo conto sempre del sapore e della nutraceutica” dichiara Lo Chef del Risotto 2020. Alla guida del ristorante Datterino del Resort Scilla MarisCharming Suite di Noto, lo chef Maurizio Urso realizza una cucina di piatti di pesce fresco ma anche di terra, utilizzando solo prodotti locali. I profumi e i sapori della Sicilia primeggiano nelle sue ricette con qualche divagazione proveniente dai viaggi nel nord Italia e gli incontri con maestri come Gualtiero Marchesi, Sergio Mei, Giorgio Nardelli e Gianfranco Vissani. Urso è vice presidente Euro-Toques e presidente dell’Accademia nazionale Italcuochi.

Tra le ottanta segnalazioni pervenute da tutto lo stivale sulle pagine social di Risate&Risotti, lo chef Rossano Boscolo, a suo insindacabile giudizio, ha selezionato il risotto dello chef Urso: “Premesso che è la prima volta (causa Covid) e, spero sia anche l’ultima, che devo giudicare un risotto tramite una foto e una ricetta, ma la mia esperienza mi fa pensare che il risotto dello chef Urso sia veramente extra. Interessante il connubio degli ingredienti uniti al riso come anche la scelta di utilizzare la lavanda. Dalla foto trovo davvero ottima la mantecatura”.

Dal 31 maggio al 31 ottobre 2020 tutti hanno potuto segnalare sui canali social di Risate&Risotti i migliori risotti assaggiati nei ristoranti in giro per l’Italia, inviando una foto del piatto e specificando il nome dello chef e del locale. Un modo in più per creare una grande community di sostenitori dell’amato cereale.