Photo Vogue Festival, al via quinta edizione con una mostra ai Giardini di Porta Venezia

Appuntamento con il Photo Vogue Festival  che per la sua quinta edizione sposta il suo cuore pulsante su una piattaforma digitale ideata appositamente per l’evento e che ospiterà mostre, talk e proiezioni.

Dal 30 ottobre al 22 novembre 2020 una selezione di fotografie delle due mostre principali sarà anche esposta all’aperto, sui cancelli del perimetro dei Giardini di Porta Venezia. Dal 19 novembre le mostre complete saranno visibili sulla piattaforma online: photovoguefestival.vogue.it 

Per tutta la durata della mostra fotografica open air ai Giardini di Porta Venezia, i Maxi Led Urban Vision situati nelle zone più centrali di Milano faranno vivere le creatività del PVF anche in outdoor.

Il festival è un’opportunità unica per gli appassionati di moda e fotografia per entrare in contatto con i professionisti del settore, dagli artisti ai curatori, e approfondire il panorama fotografico contemporaneo. 

Queste le mostre dell’edizione 2020 del Photo Vogue Festival. 

All In This Together, a cura di Alessia Glaviano e Francesca Marani, presenta i progetti di 30 fotografi raccolti attorno al tema comune della speranza, della solidarietà, dell’empatia e del senso della comunità che abbiamo riscoperto mentre l’epidemia di Covid19 flagellava, nazione dopo nazione, il mondo intero.

In The Picture – Shifting perspectives in fashion photography, a cura di Alexandra von Fuerst, Camila Falquez, Nadine Ijewere e Ruth Ossai “fotografe di moda socialmente consapevoli”. Nei loro scatti la moda dialoga costantemente con giornalismo e visual art. La mostra è un dialogo a quattro voci in cui le autrici non sono solo protagoniste della mostra ma anche curatrici della stessa.  

Dal 19 al 22 novembre la piattaforma del Photo Vogue Festival sarà animata da conversazioni sulla fotografia in ogni sua declinazione. I talk di questa edizione spazieranno dal foto-giornalismo alla fashion photography, trattando temi pressanti e attuali come rappresentazione ed empowerment, black voices in Italia e nel fashion system internazionale, l’evoluzione della rappresentazione delle persone con disabilità e dell’identità di genere nei media, la lettura analitica delle fotografie di news, l’impatto esercitato sulla fotografia professionale dalla condivisione delle immagini sui social e l’analisi filosofica del momento di incertezza che stiamo attraversando. Protagonisti dei talk saranno artisti ed esperti di fama internazionale tra cui Bettina Rheims, Fred Ritchin, Nathan Jurgenson, Precious Lee, Willy Ndatira, Pierre A. M’PELE, Floria Sigismondi, Emanuele Coccia, Aaron Philip, Munroe Bergdorf, Mohamed Bourouissa e istituzioni prestigiose come Magnum Photos e Foam.

In Foto: Three Women from the series 42 Wayne © Jillian Freyer – dalla mostra All In This Together

La Rome Art Week presenta la mostra “We As Nature” | 28 ottobre – 11 novembre 2020

Per questa edizione 2020 il classico appuntamento annuale, organizzato da RAW – Kou Associazione no-profit per la promozione delle arti visive, si incentra sui 17 obiettivi ONU dell’Agenda 2030 ed in particolare sull’obiettivo 15 “La vita sulla terra”.

“We as Nature”, progetto ideato e curato da Roberta Melasecca insieme a Fabio Milani e Sabrina Consolini, inaugurerà il giorno 28 ottobre 2020 alle ore 17.00 negli spazi del Ripa Place all’interno dell’Hotel Ripa Roma e sarà visitabile fino all’11 novembre.

Gli artisti che si confronteranno su tale tema sono: Ak2deru, Anghelopoulos, Rosa Anna Argento, Raffaella Baldassarre, Gianfranco Basso, Jens W. Beyrich, Gabriel Angelo Cacace, Ennio Calabria, Rosario Calì, Sara Campagna, Carlo Cecchi, Max Ciogli, Caterina Ciuffetelli, Sara Ciuffetta, Franco Ciuti, Alice Colacione, Luigi Athos De Blasio, Laura De Lorenzo, Gianmaria De Luca, Armando Di Nunzio, Fernando Falconi, Tancredi Fornasetti, Piero Gilardi, Micaela Legnaioli, Juri Lorenzetti, Vilma Maiocco, Renata Maccaro, Marbel, Fabio Milani, Rosaria Mineo, Licinia Mirabelli, Consuelo Mura, Giorgio Ortona, Achille Pace, Lara Pacilio, Silvia Paoletti, Achille Perilli, Antonella Privitera, Fabiana Roscioli, Nordine Sajot, Gregorio Samsa, Sandro Sanna, Sara Santarelli, Vincenzo Scolamiero, Eliseo Sonnino, Thea Tini, Silvia Valeri, Davide Viggiano, Federica Zianni, Walter Zuccarini.

Osserviamo l’ambiente in cui viviamo. Viviamo, cresciamo in funzione delle risorse a disposizione. Comunichiamo e ci scambiamo informazioni. Costruiamo comunità. Noi e le piante, noi e la natura abbiamo la stessa essenza, gli stessi comportamenti verso noi stessi e il mondo, dentro, fuori, intorno“. “Oggi, nel 2020, afferma Stefano Mancuso – botanico e saggista -, noi siamo identici alle piante: essendo stati obbligati a rimanere fermi, abbiamo sperimentato e vissuto quello che la natura, per convenienza e per conservare e riprodurre se stessa, reitera ogni giorno, ogni istante. E così siamo diventati osservatori di avvenimenti, azioni e comportamenti ed abbiamo sviluppato percezioni che ci rendono consapevoli. Sono consapevole che la mia cultura e il mio agire determina il mio futuro e che non è troppo tardi per modificare la direzione di questa nuova era, di questo Antropocene che genera attraverso l’attività umana modifiche territoriali, strutturali e climatiche. Non è troppo tardi per orientare la speranza e per imprimere nuovi segni all’ecosistema globale”.

Non è una semplice chiamata alle armi (cit. Zygmunt Bauman), uno sforzo congiunto per salvare l’umanità dalla sesta grande estinzione massa, ma un andare avanti e contemporaneamente un tornare indietro per riscoprire e recuperare azioni simbiotiche e comunitarie che ricentrino l’uomo all’interno di un nuovo Umanesimo e di un nuovo Urbanesimo costellato da reti complesse, aperte e libere.

Il progetto “We as Nature” prende, dunque, come riferimento l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, ed in particolare l’Obiettivo 15 “La vita sulla terra – proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre”, al quale sono strettamente legati e dipendenti tutti gli altri 16 obiettivi. Infatti con la crisi della biodiversità è tuttora a rischio la fornitura dei servizi eco-sistemici, dagli alimenti al legno, dall’acqua ai medicinali, dalla regolazione del clima al controllo dell’erosione del suolo, dai valori ricreativi a quelli culturali. We as Nature vuole operare per la costruzione di un nuovo Umanesimo e di un nuovo Urbanesimo, riconoscendo che uomo e natura nascono dallo stesso spirito e dallo stesso anelito verso la vita e la sua trasformazione. Utilizzando gli strumenti dell’arte We as Nature vuole tessere una nuova rete consapevole di comunità territoriali interagenti e collaboranti, mettendo in atto azioni annuali incentrate su quelle realtà che assumono come elemento fondante di se stesse l’identità profonda tra umanità e natura.

We as Nature vuole dunque sviluppare due azioni principali.


Nuovo Umanesimo: essendo un progetto di natura continuativa, anno per anno, We as Nature si incarnerà nel lavoro di artisti che siano scrittura e rappresentazione del cuore del progetto, portando avanti insieme azioni e attività che si legano con le comunità territoriali. Una delle prime opportunità di sviluppo di questo primo asse sarà durante questa V edizione di Rome Art Week.


Nuovo UrbanesimoWe as nature vuole diventare un progetto di rigenerazione urbana che racconti le storie dei luoghi e ne anticipi le aspirazioni future, che sia fautore e propulsore di una rinascita territoriale attraverso una spinta creatrice e processi di innovazione sociale e ambientale. We as nature vuole dare, così, avvio ad un progetto collettivo di attivazione di risorse e di energie locali al fine di sviluppare idee per la rigenerazione di spazi urbani e semi-urbani e riscoprire la centralità di una nuova socialità dove prioritario è il rapporto dell’uomo con l’uomo e dell’uomo con la natura.

“Come la nostra cultura umana, come le nostre capacità e abilità di agire, il nostro agire, le nostre responsabilità possono evitare che la natura cada all’interno di questo abisso davanti al quale l’abbiamo noi stessi portata?” (Zygmunt Bauman, Cos’è accaduto alla Natura? –  Festival Filosofia Sassuolo 2011)”

INFORMAZIONI UTILI

Rome Art Week 2020
V edizione

Le mostre di RAW

TITOLO: We As Nature

INAUGURAZIONE: 28 ottobre 2020 ore 17.00
DOVE: Ripa Place all’interno dell’Hotel Ripa Roma. Via degli Orti di Trastevere 3 Roma

QUANDO: Dal 26 ottobre all’11 novembre

Progetto di Roberta Melasecca

A cura di Roberta Melasecca e Fabio Milani
Con la collaborazione di Sabrina Consolini

Con la collaborazione dell’Hotel Ripa Place

Kennedy Yanko. Because it’s in my blood, alla Galleria Poggiali di Milano

Lo spirito sovversivo del rame affilato e l’ambiguità percettiva della fragile pelle dalle tinte forti monocrome: fino al 20 novembre 2020, la Galleria Poggiali, nella sua sede di Milano, presenta Because it’s in my blood, prima personale in Italia dell’artista newyorchese Kennedy Yanko (St. Louis, 1988).

Because it’s in my blood, è un omaggio a Betty Davis. Il titolo è preso in prestito dalla canzone F.U.N.K contenuta nell’album Nasty Gal del 1975.

Simbolo di una generazione ed esempio di emancipazione sia per le donne che per la comunità afroamericana, Betty Davis, attraverso la sua musica, ha espresso la volontà di non dare per scontate le regole imposte da una società basata su principi ingiusti, gridando la sua indipendenza e rigettando tutte le regole alle quali, al tempo, e forse ancora oggi, la nostra società si aspetta che una donna afroamericana si attenga.

In mostra nella galleria Milanese, otto nuove produzioni, frutto di una ricerca che l’artista porta avanti dal 2017; opere di dimensioni variabili, dalle più piccole, Jimmie e Space alla più grande Crow, sono tutte realizzate in bronzo e pelle dipinta

Le opere esposte in Because it’s in my blood si sottraggono alle aspettative, alle associazioni e alle nozioni preconcette nello spirito di Betty Davis, dei surrealisti e di coloro che lottano continuamente per annullare la fissità delle concezioni umane. I lavori contengono uno spirito sovversivo, invitano lo spettatore a esaminarli e riesaminarli, richiedono del tempo. A prima vista, il rame affilato sostiene l’installazione e la pelle fragile, scivola via. Dall’altro, la pelle si arrampica all’interno delle cavità di rame. Le dinamiche relazionali sono aperte e indefinite, in continua evoluzione. Un’irrisolvibile ambiguità.

INFORMAZIONI
Galleria Poggiali Milano
Foro Buonaparte 52 | 20121 Milano
+39 02 72095815
Martedì – Sabato: 11.00 – 19.00 orario continuato
www.galleriapoggiali.com
info@galleriapoggiali.com

Chiara Ferragni porta i capolavori degli Uffizi su Vogue Hong Kong

Una posa tra le cornici, in mezzo ai capolavori della Galleria degli Uffizi, davanti all’opera ‘Uomo con la medaglia di Cosimo il Vecchio’ di Sandro Botticelli. E’ la foto con la quale Chiara Ferragni appare sulla copertina di Vogue Hong Kong, in un servizio fotografico realizzato al museo fiorentino dal fotografo Michal Pudelka. La cover preannuncia lo shooting che l’imprenditrice digitale ha girato qualche settimana fa all’interno della Galleria, e che ha l’intento di far conoscere meglio nel mondo l’arte italiana. In questo caso, si tratta dei capolavori del Rinascimento fiorentino. 

“L’uomo che fotografava le donne”, la storia di Erwin Blumenfeld

Uno dei più grandi fotografi del ‘900, sopravvissuto a due guerre mondiali, alla fuga e alle deportazioni nei campi di sterminio. È Erwin Blumenfeld, protagonista del documentario “L’uomo che fotografava le donne”, in onda questa sera, martedì 6 ottobre alle 19.30 su Rai5 (canale 23). Uno dei fotografi di moda più pagati al mondo, Blumenfend ha esercitato un’influenza chiave sullo sviluppo della fotografia come forma d’arte. Il film ne svela la vita attraverso i suoi lavori: meravigliose fotografie, film di moda, home-movie e autoritratti, che rivelano un uomo ossessionato dalla ricerca di donne bellissime, ma anche dalle infinite possibilità della fotografia. Grazie all’ampio archivio di Blumenfeld – dalle sue innovative opere giovanili alle sue iconiche copertine di Vogue – e al contributo di fotografi come Rankin, Nick Knight, Sølve Sundsbø e della supermodella ultraottantenne Carmen Dell’Orefice, viene ripercorsa la storia di uno degli artisti fotografici più originali del XX secolo.

In libreria arriva “Renzo Arbore e la rivoluzione gentile”

Renzo Arbore, ovvero “l’uomo che ha cambiato il modo di approcciarsi alla radio, fare la televisione e ascoltare la musica in Italia”. Questo il messaggio principale che accompagna “Renzo Arbore e la rivoluzione gentile”, il libro scritto dal giornalista Vassily Sortino che affronta in modo scientifico, sulla base di testimonianze dirette, la vita del più grande showman italiano.

Con uno stile diretto e non cattedratico, Vassily Sortino ci regala un ritratto a tutto tondo di Renzo Arbore: dalle sue passioni da ragazzo fuori dall’ordinario ai suoi attuali progetti. Nelle pagine di “Renzo Arbore e la rivoluzione gentile” trapelano passione e competenza, si mischiano la venerazione del fan e la critica del giornalista: un connubio che rende questo volume unico nel suo genere e altamente fruibile sia da chi Arbore non lo ha mai conosciuto che per quelli che con la sua arte sono cresciuti, si sono formati e si sono, soprattutto, divertiti.

Pagine che raccontano, con dovizia di particolari, la storia di Renzo Arbore, attraversando una vita affrontata senza mai smettere di sorridere e usando parole giuste e mai urlate, cambiando l’assetto mediatico interno ai più grandi mezzi di intrattenimento del Paese.

Arricchiscono il testo le interviste inedite a personaggi del mondo dell’intrattenimento come Nino Frassica, Fiorello, Pippo Baudo, Gianni Boncompagni, Linus, Luciano De Crescenzo, Walter Veltroni, Stefano Bartezzaghi, Mario Luzzato Fegiz, e tanti altri. Tutte persone che sono state direttamente, o senza rendersene conto, trama e protagonisti della storia arboriana, diventando “complici” della sua rivoluzione.

Ma perché “rivoluzione gentile”? «Perché quella di Arbore – spiega Sortino – è stata una rivoluzione, per avere scardinato e ricostruito le strutture e il senso dello spettacolo italiano. Gentile, per il suo essere educata, non gridata, mai volgare, compiuta con gli anni, dando il tempo al pubblico di capire e di crescere».

«Sono contento – dice Renzo Arbore, che interviene nel testo più volte con sue dichiarazioni, e in una intervista-summa sulla sua carriera – di essere protagonista, da vivo, di un libro che racconta storie della mia esistenza che io neanche ricordavo di avere vissuto. Da oggi elevo Vassily Sortino a mio agiografo. Perché ha dimostrato che io da grande volevo fare l’artista e che da grandissimo voglio fare l’artista. Possibilmente, senza fare il pirla».

AUTORE – Vassily Sortino (Palermo 1980). È giornalista professionista. In questi ultimi anni ha scritto per il quotidiano La Repubblica e altri periodici. È addetto stampa per numerosi artisti e organizzatore di eventi culturali e di intrattenimento. In passato ha insegnato storia della tv e dei tg italiani. Renzo Arbore e la rivoluzione gentile è la sua opera di esordio nata dal rapporto di amicizia che lo lega all’artista.