Filippo La Mantia: “Per i piccoli riaprire così è impossibile”

“La riapertura? Per molti sarà un salasso, un massacro” – le parole che Filippo La Mantia ha rilasciato a Federica Mochi di Adkronos hanno un sapore amaro – “Sono col metro in mano. Né io né nessuno si può permettere di giudicare le scelte tecniche di sicurezza, per carità, ma è molto difficile visualizzare un luogo dove intorno a una persona ci siano 4 metri quadri di distanziamento, è tanto. Io finora, avendo un locale molto grande, riesco a gestire la situazione. Non voglio fare l’avvocato di nessuno ma chi ha locali piccoli avrà molti problemi”.

Si attendono nelle prossime ore le linee guida ufficiali che chiariranno ai ristoratori i protocolli di sicurezza e le modalità di apertura “Per i piccoli riaprire così è impossibile – sottolinea lo chef palermitano approdato nella ristorazione milanese da 5 anni con il suo “Oste e Cuoco” – se io non avessi così tanto spazio non potrei farlo. A queste condizioni conviene non aprire affatto”.

Una riflessione che lo avvicina alle realtà più piccole, quelle che possono contare su pochi metri quadri al chiuso. La critica verte anche sulla tempistica “Devo capire quello che succederà, per me è fondamentale – spiega – ma non sarei pronto dal 18, non si fanno le cose di fretta, è impossibile. Se si aprirà a partire da quella data io potrei riaprire dal 22, in fondo 4 giorni non mi cambiano la vita. Devo fare le cose per bene”. Al momento, sha spiegato all’agenzia “facciamo l’asporto dal 4 maggio e io stesso vado a fare le consegne a casa”.

Per il cuoco la preoccupazione è di non riuscire a stare più dietro i fornelli ma di finire nel ruolo del controllore, tra tanta confusione e la conta dei danni. Ai dispositivi di sicurezza individuali si aggiungeranno i costi dei menù usa e getta, che insieme ai coperti più che dimezzati rischiano di schiacciare la piccola ristorazione.

E’ tutto un danno – rimarca ad Adkronos La Mantia – tra sanificazioni, liquidi, mascherine e guanti, è un salassoCredo che una buona parte dei ristoratori chiuderà per sempre. È un massacro. Io sono qui da stamattina alle 8, mi sono svegliato alle 5.30 con questi pensieri, per capire come riorganizzare il ristorante. C’è l’adrenalina di tornare a lavoro ma dobbiamo capire cosa dobbiamo fare, non ci hanno ancora detto niente”.

L’interesse massimo è il benessere di tutti dello staff e dei clienti che in queste settimane hanno dato una risposta forte allo chef, dimostrando un legame che tracima nell’affetto, al di là della semplice stima “Con loro comunico giornalmente hanno un interesse commovente per la mia azienda. Mi scrivono in centinaia, passano tutti a prendere cibo da asporto. Io farò tutto quello che posso per loro, dove potrò arrivare, arriverò”.

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