Fondazione Sozzani, Spectrum: incontro con John Pawson e Carrie Scott

Mercoledì 10 aprile 2019 alle 19.00, alla Fondazione Sozzani incontro con l’architetto John Pawson e la curatrice Carrie Scott sulla relazione tra spazio e fotografia. La conversazione sarà seguita da un booksigning del libro Spectrum, pubblicato da Phaidon. Una selezione di fotografie di John Pawson sarà in mostra presso la libreria Fondazione Sozzani.

“Mi interessano le differenze sottili ma cruciali tra ciò che la lente e l’occhio possono rendere. Entrambi sono fisicamente in grado di assorbire la luce, ma ciascuno elabora il campo visivo in modi diversi. Per quanto sofisticata sia una lente, non ha le capacità sensoriali dell’occhio. D’altra parte, la fotocamera non si affida alla memoria, ma può restituire la totalità di ciò che cattura sulla lastra, pellicola o file digitale che sia”, scrive Pawson nel testo del libro.

John Pawson per più di trent’anni si è occupato di un’architettura rigorosa che parla di elementi fondamentali ma possiede anche un carattere umile. La sua opera si estende su una ampia varietà di scale e tipologie, da case private, commissioni religiose, gallerie, musei, hotel, set di balletti teatrali, interni di yacht, fino a un ponte di lago. Sebbene Pawson sia più conosciuto per il suo design architettonico, che per la sua fotografia, in Spectrum le due pratiche si fondono perfettamente, amalgamate in modo equilibrato.
Pawson documenta il mondo che lo circonda in modo straordinariamente essenziale. Usa la macchina fotografica per affidarsi all’oggettività di un documento, piuttosto che a un ricordo distorto. Eppure, in ogni immagine l’ossessione per i dettagli, la luce, la trama e il colore è così marcatamente evidente che i dettagli stessi si possono percepire come se fossero sulla mano del fotografo.

“In Spectrum, pubblicato per la prima volta con Phaidon nel 2017, vediamo quello che Pawson potrebbe aver visto ma anche,attraverso la nostra percezione della sua registrazione fotografica, ciò che potrebbe aver perso”, dice Carrie Scott.

L’installazione architettonica stessa di Pawson accresce questa esperienza e chiede allo spettatore di abitare il lavoro, piuttosto che limitarsi a guardarlo.

 

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