Giorgio de Chirico Myth and Archaelogy

Francesco Vezzoli: Pensa a quel che dichiara De Chirico “La fama di Picasso come quella di Van Gogh, di Cézanne, di Gauguin, che valgono meno di lui, sono costruite dai mercanti […] dopotutto le cose fatte male nonpiacciono a nessuno. Cézanne stesso del resto confessava di non riuscire a dipingere […]. In genere la gente non capisce niente di niente, ma sia quelli che capiscono che quelli che non capiscono si uniformano sempre al giudizio prefabbricato dei mercanti per paura di passare da provinciali”. 
Ecco: in De Chirico ho trovato il coraggio, la rivendicazione ossessiva della propria abilità tecnica e della propria presunta superiorità, un po’ come fece per altri versi Salvador Dalì. Appartengo ad una generazione di artisti italiani “delusi e deludenti”, quindi per amor di paradosso cerco di ispirarmi ad un artista che invece con pervicacia e tenacia ha declamato le proprie radici culturali, le proprie qualità, la propria arroganza fin quasi a rendersi ridicolo agli occhi della critica più militante e, come unqualunque Mario Praz, si è anche ciecamente beato del proprio anacronismo. Tutti questi aspetti perversamente mi divertono e mi stimolano.
 

G.M.: Hai mai visto quei filmati in cui De Chirico si fa riprendere mentre completa i propri quadri su cavalletto? E in particolare il suo dialogo con il giornalista Franco Simongini che lo rimprovera di essere andato avanti col lavoro mentre aveva promesso di mostrare davanti alle telecamere tutta l’esecuzione di un quadro? De Chirico si giustifica facendo appello al “furore creativo” e a me piace pensare che qui si riveli la sua consapevolezza dello spettacolo mediatico, avvenga un segreto gioco che in realtà è manifesto. De Chirico dimostra il suo talento manuale fino a collocare se stesso in mostra. È consapevole del ruolo della televisione nel creare “l’artista” così come qualsiasi personaggio che abbia reputazione popolare. Accetta la logica del mettere in scena, ma poi svela di non aver esibito tutto del proprio lavoro e forse in questa promessa mancata c’è ironicamente il massimo di sincerità.
 

F.V.: La parola chiave mi sembra “ironia”. Le immagini da te citate mi hanno fatto subito pensare a quelle famose riprese di Picasso che dipinge dietro il vetro. Sia de Chirico che Picasso si mettono in mostra e quest’ultimo addirittura, una volta terminato il disegno, guarda in camera, ma con arroganza e senza ironia. De Chirico è più sincero, addolorato, quasi malinconicamente sconfitto. Entrambi gli artisti accettano di relazionarsi ai media pur di glorificare e cementare la propria immagine pubblica»

SilvanaEditoriale

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