Hollywood la miniserie glamour sull’industria del cinema su Netflix

Hollywood la nuova serie su Netflix di Ryan Murphy

Una miniserie che affronta tematiche attuali, come l’inclusone e la diversità, nell’industria del cinema di una Hollywood degli anni Quaranta. Nonostante i decenni sono temi estremamente attuali.

Il primo episodio è andato in onda su Netflix a maggio, adesso è arrivato anche il doppiaggio in italiano. Appena sette episodi da vedere tutti d’un fiato.

L’epoca è quella d’oro, quella del dopoguerra, della voglia di rivincita e di affermazione. In modo verosimile viene ricostruita l’Hollywood di metà anni Quaranta, quando il cinema era visto come una possibilità di rivalsa e di svolta per centinaia di giovani che facevano la fila fiordi dagli studios anche solo per un ruolo da comparsa, il cui compenso era di 10 dollari al giorno.

Sono sette puntate intense e divertenti, con dialoghi incalzanti e personaggi interessanti. Il glamour e la moda dell’epoca, abiti e accessori denotano una notevole ricerca di stile. Vengono svelati dettagli che alcuni amanti del cinema già conoscono, ma che altri scoprono con il susseguirsi degli episodi, come la storica rivalità tra Bette Devis e Joan Crawford.

Tra ambientazioni fittizie, personaggi ispirati e veri protagonisti

Gli scandali, i festini segreti, le lotte di potere, rivalità e invidie, ma anche sogni e ambizioni.

Un ritratto di un epoca con personaggi inventati che si mischiano ai protagonisti che hanno contribuito a creare la storia del cinema come è arrivata a tutti noi. Il regista George Cukor, la diva inglese Vivien Leigh, Rock Hudson, il temutissimo agente delle star Henry Willson e Hattie McDaniel (interpretata da Queen Latifah), ovvero la Mamie di Via col vento, prima attrice afroamericana a vincere un Oscar. Ancora una volta il regista miscela personaggi veri, ad altri che cono nomi di fantasia si ispirano alla realtà e ad altri ancora inventati.

Prove d’attori eccellenti

Patti LuPone, nel ruolo della moglie del padrone dello studio, Jim Parsons – attore protagonista della serie cult The Big Bang Theory – in quello di un agente ricattatore e sboccato, Mira Sorvino che ricrea un’immaginaria star a fine carriera.

Un documento dell’epoca dell’industria del cinema 

Hollywood a quei tempi, con lo studio system che usava attori, registi e sceneggiatori come pedine al fine di progetti in cui gli artisti stessi spesso non avevano alcun controllo, ne esce come un’istituzione totale, con ruoli, gerarchie, e potere da esercitare, talvolta una prigione per illusi, ma anche come una straordinaria industria che ci ha insegnato a sognare alimentando la magia che ruota attorno al cinema.

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