I 40 anni di Vini Milo: il vino d’eccellenza e l’Etna risorsa enoturistica e naturalistica

Di Valeria Lopis – Scende il sipario su ViniMilo 2020: un’edizione che non ha ricevuto il consueto abbraccio della piazza in festa nel nome della necessaria sicurezza anticovid, ma che è riuscita con la forza dei suoi temi a riportare al centro dell’attenzione il vino del vulcano nei suoi aspetti d’eccellenza ed unicità.

Perno di un edificante dibattito che si è intrecciato in oltre 25 eventi distribuiti in 3 settimane, è stata la cultura enologica e la specificità ambientale dell’Etna, argomento fortemente sostenuto dall’amministrazione rappresentata in particolare dal Sindaco Alfio Cosentino e dall’Assessore allo Sviluppo Economico Luca Patanè.

“Un’edizione ridotta – ha commentato il primo cittadino – ma necessaria, questa del quarantennale della ViniMilo, per stare vicino ai produttori in questa fase incerta condizionata dall’emergenza covid. Abbiamo lavorato insieme, pubblico e privato, secondo un modello che negli anni è stato apprezzato come esempio di best-practice di una piccola comunità sana e dinamica, vivificata dall’impegno delle microproduzioni, spesso a carattere familiare. Abbiamo promosso, come è nella nostra mission, la cultura del vino coinvolgendo studiosi, produttori, enologi, giornalisti enogastronomici italiani e stranieri, scrittori e artisti in incontri e dibattiti di spessore”.

Milo territorio d’elezione dell’Etna Bianco Superiore, chiude la quarantesima edizione della manifestazione enologica più longeva di Sicilia con un ventaglio di appuntamenti che la consacrano ancora una volta a tappa enologica di riferimento per appassionati e tecnici di settore.

Prezioso il contributo di Salvo Foti e Federico Latteri, coinvolti in più passaggi della manifestazione e protagonisti di “Etna 10 anni fa” stimolante focus sulla vendemmia 2010; originale ed apprezzato l’intervento di Anag Catania curato da Angela Pacini, Maurizio Molinaro e Giorgio Solarino che ha acceso i riflettori sulle grappe siciliane, prodotto in crescita tutto da scoprire, già riconosciuto con numerosi premi allo scorso Concorso “Alambicco d’oro”.

Un crescendo nel quale la parola d’ordine è stata approfondire, scavare, fino a far emergere il significato culturale, ambientale ed economico del vino che sull’Etna assume i connotati di una riqualificazione territoriale, di un volano economico che riporta i giovani nei paesi e nelle contrade d’origine, di uno strumento che rafforza l’identità di un popolo che vinifica da millenni.

Dalle diverse degustazioni escono fuori più letture dello stesso terroir: in contro tendenza “Gli internazionali dell’Etna” curata da AIS Jonica Etnea e guidata da Claudio Di Maria e Flavia Catalano ha restituito un’inconsueta immagine del vino del vulcano ricostruendo attraverso il filo conduttore dei vitigni internazionali, una sfaccettatura che lo rende matrice unica di innumerevoli espressioni dal Pinot al Syrah, dallo Chardonnay al Petit Verdot, fino allo strano caso dell’Alicante presente sul versante nord da oltre 100 anni e pertanto considerabile tipicizzato.

Etna e non solo, i richiami non sono mancati con altri areali di Sicilia e con i territori vitivinicoli più vocati d’Italia, la trasversale degustazione “I Vini delle Sabbie” di Agata Arancio organizzata con FIS Sicilia ha ritagliato nuovi margini d’attenzione per l’ambiente estremo delle sabbie, la loro riconoscibilità di creature complesse e ancestrali, creando un momento di condivisione e confronto tra la fatica e l’orgoglio dei produttori presenti Marilena Barbera, Paolo Calì, Federico Curtaz.

Nel solco del dialogo e della comunicazione dei prodotti agroalimentari d’eccellenza anche i laboratori e le numerose partneship con Slow Food Catania, condotta coordinata da Anastasia De Luca.

Il futuro è tracciato ed ha già imboccato la strada della “protezione” con la riduzione della resa per la produzione vinicola 2020 e la sospensione dell’iscrizione di nuovi impianti Etna Doc, misure che tutelano e traghettano nell’era post covid i produttori etnei, argomentate nell’ambito del convegno dedicato alle strategie post-covid per il mercato del vino e l’enoturismo dal direttore del Consorzio Etna Doc Maurizio Lunetta.

Patrimonio dell’UNESCO, mèta enoturistica e naturalistica: Etna è ancora nella sua fase potenziale per il prof. Rosario Faraci, docente di Economia all’Università di Catania, tra i relatori del convegno conclusivo con Gina Russo Presidente della Strada del Vino dell’Etna supportata dall’ausilio tecnico di Marika Mannino, Daniela Marino dell’associazione “Isolani per caso”, Marco Patané produttore con l’etichetta Eredi Di Maio ed autore di uno studio economico sulle etichette del vino.

All’incontro, moderato dal giornalista Turi Caggegi e terminato con la degustazione libera a cura dell‘Enoteca Regionale Siciliana della Sicilia Orientale partecipata anche dal Presidente Pietro Di Giovanni e dal Sommelier Roberto Raciti, è emerso che sarà determinante nei prossimi anni l’accessibilità digitale di servizi e prodotti e il creare networking tra tutti gli attori, enti ed istituzioni da una parte, associazioni e produttori dall’altra, favorendo un circuito di fruizione inclusivo e sostenibile.

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