Il sogno ricamato addosso, l’ultima collezione di Marco Strano è stata un ritorno a far rivivere il bello
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Il sogno ricamato addosso, l’ultima collezione di Marco Strano è stata un ritorno a far rivivere il bello

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Catania era il 27 febbraio e lo stilista Marco Strano riceveva i suoi ospiti per presentare la sua nuova collezione “Io ricamo i sogni” aprendo le porte di una location insolita nel pieno centro della città, l‘Istituto Incremento Ippico di  Catania.

“Io ricamo i sogni” 

Questo il titolo dato alla nuova collezione, e mai come in questa occasione sembra essere cucito addosso allo stesso stilista. Lui che da anni ascolta le donne, interpreta i loro sogni, e li realizza tra pizzi, ricami e tessuti che materializza e plasma al bisogno creativo, con sovrapposizioni e trame uniche. E le sue stesse parole lo confermano: “Io ricamo i sogni, racchiude l’idea di materializzare un desiderio che ciascuna donna vorrebbe vivere nel suo giorno più bello”…. “Del resto, io sono ideatore e creatore dell’abito – spiega – e partendo dalla teorizzazione della modellatura che tiene conto della fisicità di chi lo indosserà, fino alla decorazione che invece ne costituisce l’anima, si arriva all’unico risultato possibile: il sogno ricamato addosso”.  

Un vernissage e non una sfilata di modelle in passerella

L’anno scorso Marco Strano, al passo con quello che era un momento globale imprevisto, aveva sperimentato una sfilata digitale (qui), un video emozionante per presentare le sue creazioni, quest’anno ancora una volta gli eventi hanno portato a sperimentare una diversa forma di comunicazione e presentazione della nuova collezione, frutto di mesi di lavoro… La scelta di un vernissage? “…perché da troppo tempo attendiamo un ritorno a fare rivivere il bello – commenta Marco Strano – ideato come un percorso sensoriale in un gioco di magistrali scenografie teatrali, immagini multimediali con installazioni, manichini e abiti in sospensione, per un approccio quasi intimo con gli abiti che consente di carpirne ogni dettaglio”. 

È stato un evento-mostra, dunque, iniziato al mattino e conclusosi alla sera. Tutto curato in modo impeccabile da Mas Communication e il suo team, attraverso la possibilità di prenotare il proprio ingresso, così da avere gruppi ristretti in rispetto delle restrizioni Covid e di sicurezza per la salute di tutti e dando la possibilità ai più di essere presenti.

Nonostante la magia e l’adrenalina di una sfilata non siano sostituibili, è stata comunque anche una scelta vincente che ha permesso allo stilista siculo di poter incontrare il suo pubblico, gli amici, gli addetti ai lavori, i curiosi, gli appassionati di moda, le giovani promesse del domani. A centinaia si sono alternati, così da aver avuto l’occasione per il fashion designer di poter intrattenersi con loro, chiacchierando come mai accade dopo il turbinio di una sfilata. L’incontro e lo scambio è sempre arricchimento per entrambi gli interlocutori. Potendo incontrare spose del passato rivivendo aneddoti, e future spose che curiose intravedevano quello che potrebbe essere il vestito dei sogni. Un’occasione anche per incontrare la stampa live, di rispondere a domande e curiosità, di rilasciare interviste. Il momento è stato accompagnato per tutta la durata da un aperitivo curato dallo chef Seby Sorbello, patron del Sabir Gourmanderie di Zafferana Etnea.

La location che non ti aspetti e ti stupisce

L’istituto Incremento Ippico per la Sicilia è uno dei luoghi più antichi della città, ex convento di Gesuiti nel Settecento, Regio Deposito Stalloni a partire dal 1884, oggi luogo di conservazione, mantenimento e miglioramento dell’importante patrimonio genetico del Cavallo Puro Sangue Orientale, che custodisce ancora tutta l’energia di vite vissute, destini e segreti di un intero popolo, nobili, monaci e stallieri.

Trasformato per un giorno in un grande edificio scenico, grazie agli scenografi Gaetano Tropea e Salvatore Zuccarello, al light designer Fabio Ruggiero che ha curato luci e suoni. Gli ingressi che un tempo davano accesso alle celle, sono diventati nicchie quasi ad incorniciare gli abiti da gran sera; la parte centrale del salone è stata riservata alla collezione sposa, mentre il proscenio centrale, trasformato in una quinta nera illuminata dagli abiti dalle vibrazioni di colore verde, “il colore della volontà di ricominciare – rivela il fashion designer – è il mio colore preferito”. Il verde con le sfumature dell’acqua, con l’intensità del bosco, con la grazia del lattementa, la luminosità del fluo o sfumato fino all’azzurro declinato nelle gamme dall’acqua marina al carta da zucchero diventa protagonista della collezione. Una quarantina di abiti, tra sposa e alta moda.

La possibilità di poter scoprire un luogo così nel cuore della città e la possibilità di ammirare nei minimi dettagli gli abiti, di scoprirne le trame e le sovrapposizioni, i dettagli in ogni loro punto di osservazione, come si osserva un’opera d’arte in un museo e se ne coglie tutta la bellezza e il lavoro che sapienti mani hanno impegnato per portarlo alla luce. L’attento gioco di luci e illuminazione perfetta ha resto ancora più suggestiva l’esperienza.

La fonte di ispirazione, la ricerca che tutto muove

Ad ispirare la nuova collezione, sono stati i disegni originali di ricami recuperati dagli archivi di antichi ricamifici siciliani, frutto di un’attenta e intensa ricerca soprattutto del macramè, un merletto creato secondo un’antica tecnica marinara con filati intrecciati e annodati tra loro, senza l’ausilio di aghi o uncini. “Adoro il pizzo macramè, riesco ad intrecciarlo ad unirlo incastonarlo in una maniera nuova che perde quella connotazione un po’ vintage, un po’ desueta degli anni Sessanta, e rivive in chiave moderna – racconta ai giornalisti che lo intervistano – amo attualizzare le lavorazioni tipiche della nostra Sicilia, ma dando una visione colta della nostra tradizione, evitando quegli  eccessi che ne farebbero costume e folclore. Noi siamo culla di culture”. 

Abito in mikado di seta con gonna a piegoni. Velo di datazione incerta ( 1880-1905) interamente ricamato a mano

Le eteree sovrapposizioni di velette ricamate e dei tulle fioriti si confrontano con la matericità del pizzo macramè geometrico, ingentilito dalle incrostazioni di bouquet floreali tridimensionali anch’esse in pizzo macramè.  I motivi a “rete” trattengono il pizzo floreale con tre vibrazioni di bianco. I “fazzoletti” di tulle siciliano sono intrecciati nella “rete” a maglie larghe di macramè, mentre quella a maglie piccole e pois di pizzo chantilly francese è incastonata con bordi di macramè di matrice siciliana. Le frange di foglie in pizzo macramè si muovono sul tubino dritto.

“Se parliamo di altri pizzi e veli – dice Marco  Strano– io utilizzo molto il tulle di cotone intagliato con il lino che rimanda alle tende svolazzanti delle vecchie case nobiliari siciliane, fatte a Palermo fino alla fine all’Ottocento”. 

Nella collezione wedding couture morbidi sono i volumi delle gonne in tulle mano seta, che sostengono pizzi di rara leggerezza.  Esse sembrano fluttuare nell’aria e si possono staccare dopo il rito del “SI”, per rivelare una silhouette più sinuosa per il momento del party. Nella collezione alta moda, le linee degli abiti sono fluide e leggere e la geometria dei ricami si armonizza col decorativismo dei fiori. I tocchi di luce discreta sono affidati ai filati lurex o agli elementi da ricamo che illuminano senza sovrastare la bellezza dei pizzi o dei ricami che li accolgono. 

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