Kristina T: “Non mollo, ripartiremo più forti di prima”

Quando l’emergenza coronavirus è iniziata Cristina Tardito non è rimasta a guardare. L’imprenditrice di moda, torinese, al timone del brand Kristina T (e che produce per le più grandi firme internazionali) si è rimboccata subito le maniche.

“Appena è iniziata l’emergenza ero in piena campagna vendita a Milano – racconta all’Adnkronos – e ho dovuto interromperla immediatamente. Poi ho iniziato a ragionare da subito sul fatto che non avrei mai ricevuto un aiuto dallo Stato. E’ un modo di fare che ho adottato da quando è morto mio padre 6 anni fa, che era l’amministratore e il fondatore dell’azienda”. Pancia a terra, Cristina ha deciso di andare avanti da sola.

“Questo – sottolinea – ha significato ridurre immediatamente i costi, dove possibile, dialogando con gli affittuari ei fornitori che fino a quel giorno avevo pagato sempre e puntualmente”. Il secondo step era mettere in sicurezza i dipendenti, una cinquantina in totale. “Ho iniziato dalle persone che lavorano sul controllo qualità in tutti i miei laboratori che ho in Piemonte – sottolinea – e che hanno continuato a lavorare fino a 10 giorni fa. Mi sono organizzata pensando alle situazioni peggiori che potevano verificarsi, come il blocco dei trasporti”.

L’imprenditrice ha continuato a produrre per i suoi clienti storici come Chanel, Pucci, The Attico, Rick Owens e Acne: ”Abbiamo continuato a spedire il massimo della produzione ai nostri clienti – spiega – e siamo stati l’unico fornitore italiano che consegnava a Chanel. Immediatamente dopo, senza aspettare le decisioni governo, ho messo in cassa integrazione ordinaria tutti i dipendenti della Kristina T, che si era completamente bloccata”.

Anche i 5 negozi del brand sono stati chiusi da subito, così come lo studio delle nuove collezioni, anch’esso interrotto.

“Ho chiamato i dipendenti uno ad uno – rimarca – facendo delle telefonate con le lacrime. Tutti mi hanno ringraziato per quello che stavo facendo e pronti al sacrificio mi hanno dato un sacco di energia”. Per l’imprenditrice non è stato semplice affrontare il lockdown: “Immaginando il non aiuto da parte dello Stato – ammette – sono andata dalle mie banche a chiedere liquidità immaginando la ripresa e allo stesso tempo ho avuto liquidità sugli ordini già confermati. Dal primo giorno anziché andare nel panico ho agito immediatamente”.

Anche se lo scenario per i prossimi mesi rischia di non essere roseo Cristina non perde l’ottimismo: “Per il tessile oggi il governo non ha fatto nulla, però non spetta a me giudicare – sottolinea -. Arrivati a questo punto, andremo tutti incontro a una difficoltà spaventosa. Sicuramente i grandi gruppi con grande liquidità si salveranno. Io sono un microbo ma ci proverò e vedrò, oggi non ha senso gettare la spugna”. Anche di fronte alla peggiore delle ipotesi, per l’imprenditrice è impensabile portare il suo made in Piemonte via dall’Italia. “Al contrario – dice -. Mi auguro che sia le aziende sia i clienti e i consumatori finali si rendano conto dell’importanza di diventare un Paese forte e di acquistare qualità e non quantità, privilegiando il nostro made in Italy che ha eccellenza ovunque. Spero si diventi un po’ più nazionalisti, con consumi interni con un occhio attento alla qualità”.

Il 2019 per Kristina T si è chiuso con un fatturato di 7 milioni di euro. Numeri che quest’anno rischiano di ridursi sensibilmente.

“La cosa che mi fa più paura sono i capi estivi nei negozi – ammette – sulla collezione invernale non ho grandi annullamenti, ed ero arrivata al 90% per cento delle vendite. Mi fa paura che con i negozi chiusi si potrebbero registrare perdite del 30 o del 50%, sarà pesantissimo”. Le soluzioni per reggere il colpo a Cristina non mancano.

”Stando a casa – spiega – sto pensando a mille cose. La prima è che quando si riaprirà tutto mi piacerebbe fare una grandissima festa in azienda invitando tutti a ritornare alla vita con capi accessibili. Poi sto pensando di immaginare uno stop di uscita alle collezioni per il wholesale e di fare capsule per i miei negozi per fare modo di tirare fuori la merce nei negozi. E’ un ragionamento po’ azzardato, vorrei prima dialogare con miei clienti storici e capire se è una strada percorribile”. Un’altra soluzione, potrebbe essere quella di non applicare i saldi sulle collezioni invernali: “Mi piacerebbe che non venissero fatti – ragiona – non avrebbe senso applicare riduzioni su una merce nuova, magari si può trovare un accordo su questo fronte”.

La riapertura dei negozi non sarà facile ma Cristina Tardito è determinata a lottare: “Bisognerà vedere quanta gente avrà voglia di fare acquisti – fa notare -. Io vendendo un prodotto medio-alto sono certa che la mia cliente avrà sofferto comunque economicamente, il punto è quanta voglia si avrà di tornare alle feste, alle uscite, alle vacanze. Siamo poco abituati a situazioni di questo genere, è una guerra invisibile ma abbiamo il dovere di dimostrare che dobbiamo lottare e ripartire più forti”.

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