Reggiseno in passerella e nella vita: right or not?

di Veronica Mirenna

Strumento di seduzione, alleato di bellezza, fonte di comodità o tortura estrema: ogni donna ha un’opinione diversa in merito al reggiseno. Una storia, legata alla condizione femminile, considerando l’evoluzione della moda e i diversi modi di vedere il corpo della donna.

Anche durante la fashion week fall/winter di Milano 2019, il reggiseno e il corsetto hanno avuto un ruolo importante in passerella.

Antonio Marras, nei look androgini dei capispalla in tartan, ha contrapposto l’elemento femminile di reggiseni in pizzo e raso, panna e neri.

Marco De Vincenzo nel mood sportswear chic, ha accostato l’elemento retrò dato dalle bra.

Burburry allo stesso modo, ha unito i corsetti a vista in velluto e pizzo con strass, allo sportswear.

E ancora, Donatella Versace ha fatto sfilare corpetti e reggiseni in raso stringati con fibbie e cinturini, sovrapponendoli alla maglieria, e bra in pizzo sotto lunghi abiti da sera.

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Un po’ di storia del reggiseno

A partire dal XIV secolo la biancheria intima delle donne occidentali più agiate è stata dominata dal corsetto. Dalla fine del XIX secolo il reggiseno ha sostituito il corsetto come soluzione maggiormente diffusa per sostenere il seno. Nel corso del XX secolo è stata posta una maggior enfasi sugli aspetti di moda del reggiseno. La produzione di reggiseni rappresenta un’industria che vale diversi miliardi di dollari ed è dominata da grandi imprese multinazionali.

Il reggiseno contemporaneo rispecchia pure l’evoluzione industriale e la disponibilità di nuovi tipi di tessuto e colori, cosicché il reggiseno può trasformarsi da oggetto utilitario a simbolo di moda, sovvertendo l’atteggiamento di sfavore che alcune donne nutrivano verso il capo in questione. I progettisti hanno fatto anche ricorso a numerose soluzioni per produrre varie forme, scollature, e per offrire alle donne reggiseni su cui portare ogni tipo di capo “audace”: abiti a schiena nuda, abiti con margine superiore sotto le spalle, décolleté vertiginosi.

Dobbiamo la rivoluzione del reggiseno a Mary Phelps Jacob che brevettava un indumento simbolo per le donne. Nel 1912 la 19enne Mary comprò un abito da sera trasparente, ma dal vestito spuntavano le stecche del corsetto. Ecco allora che con due fazzoletti e dei nastri rosa il reggiseno prese forma.

La moda anni ’20 trova il massimo della seduzione nell’androginia dei reggiseni contenitivi, mentre nel 68’ le femministe li bruciano.

Nel corso degli anni ’80 la moda guidò l’aspetto e il contatto dei reggiseni.

Il famoso “reggiseno a punta”

Alcuni potrebbero pensare che Rihanna o Madonna siano pionieri del look “seno a punta”, ma il reggiseno a proiettile fu un capo d’abbigliamento intimo che divenne celebre nel dopoguerra, sul finire degli anni ’50, e rimase in uso sino agli anni ’60.

In inglese veniva chiamato “Bullet Bra”, realizzato in rayon o nylon, veniva costruito da più coni connessi fra loro, in grado di sostenere il seno prima dell’invenzione del ferretto. Durante gli anni ’60 divenne famoso lo stile “Twiggy”. I “proiettili” divennero quindi sia poco utilizzati a causa dei nuovi reggiseni, più comodi e confortevoli, sia a causa della tendenza a mascherare le proprie forme tipica degli anni ’60 e ’70.

Negli anni ’80 si assistette ad un nostalgico revival da parte di Madonna, che è apparsa in tour in un corsetto con cono del designer Jean-Paul Gaultier per il Blond Ambition Tour.

Da allora questo costume ha ispirato Lady Gaga, Katy Perry e molti altri artisti nei loro video e sul palco.

Il reggiseno proiettile è spesso tornato in passerella, con la collezione Autunno 2017 di Stella McCartney, o Ready-to-Wear Autunno 2018 di Vera Wang. Quest’ultima ha accostato colori neutri, cuciture spesse e reggiseni a cono, combinando la lingerie degli anni ’50 alla moda moderna.

Con o senza ferretto, a balconcino, spalline trasparenti, impreziosito da swaroski o effetto nude. Il reggiseno resta capo indiscusso di femminilità, basta esprimersi in qualsiasi modo si voglia, anche senza!

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