Sicilia En Primeur, la prima edizione digitale traccia un’isola del vino sostenibile e bio

di Valeria Lopis – Taiwan, Oslo, Marsala, Toronto, Milano, San Francisco, Catania, alle 15.05 in punto la chat si riempie di messaggi da tutti gli angoli del mondo: gli utenti connessi si salutano in quella che è la prima edizione web di Sicilia En Primeur, l’appuntamento annuale organizzato da Assovini che descrive la traiettoria delle annate siciliane in anteprima.

“Abbiamo tempestivamente deciso di rinviare e non di sospendere questa edizione di Sicilia en Primeur nella forma che conosciamo, e che amiamo, e che tornerà” – i saluti del Presidente Alessio Planeta per il debutto dell’annata 2019 non sono nostalgici ma imbevuti di lucidità – immediatamente abbiamo deciso di trasformarla in un appuntamento virtuale, quello che sta avendo luogo adesso, ma soprattutto in una CHARITY in favore della Croce Rossa e della Comunità di Sant’Egidio, a sostegno degli ultimi della nostra società”.

Nessun mare di Cefalù a incorniciare l’evento, né lo sguardo umano del Cristo Pantocratore e dei magnifici mosaici che lo contornano da visitare nell’andirivieni degli incontri, solo una connessione che come un filo invisibile riunisce tutti dentro un porto sicuro, l’approdo, come le liriche di Pirandello, citazione che il presidente regala agli intervenuti di mezzo pianeta: “E al fine, eccomi in porto” – “Logorato, ma salvo”. Le parole del Nobel di Girgenti sembrano essere un mantra dei nostri giorni.

“La Sicilia ha fatto un gran bel pezzo di strada nel mondo del vino, oggi non può fermarsi e deve continuare ad alzare la asticella” – continua il Presidente – Per questo insieme al consorzio DOC Sicilia costituiremo una Fondazione per la Sostenibilità Sicilia che sarà il think-thank: nelle nostre intenzioni, dell’ulteriore sviluppo del vino Siciliano per compiere l’ultimo miglio, il più difficile e il più bello.”

La D.O.C. Sicilia è in buona salute e osservando alcuni indicatori è visibile una curva di crescita “Considerando un’analisi delle campagne vendemmiali 2013/14 e 2018/2019 si rileva il peso della denominazione Sicilia Doc tra le più importanti d’Italia” – Antonio Rallo, presidente della D.O.C. Sicilia commenta così il percorso fatto in questi anni – “ed una crescita costante su tutti i fronti: numeri di viticoltori, superficie rivendicata, uve e vino rivendicato”.

Nel programma ordinato e senza ritardi del web, interviene anche Pino Cuttaia, chef bistellato a Licata (AG) e Presidente dell’Associazione Le Soste di Ulisse. Il suo discorso è un ricordo dell’anno scorso, alla bellezza della convivialità di un tempo che sembra più distante di quello che è realmente “Si è fermata una filiera e siamo preoccupati perché la ripartenza stenta e ancora non sappiamo i regolamenti e le disposizioni da adottare” – lo chef usa i toni diretti che gli appartengono, con quella determinazione calma ed efficace che conosciamo, arriva dritto al punto.

“Ci sarà un danno economico soprattutto nella ristorazione della grande città” – segnala Cuttaia – “Nel lontano ’86 ricordo che il mondo entrò in crisi a causa dello scandalo del metanolo: da quel momento nacquero profonde riflessioni che portarono alla rinascita del vino italiano e siciliano. Fino a un attimo prima dell’emergenza la ristorazione era fiorente, la figura del cuoco percepita come ambasciatore di un territorio, sintesi dei mestieri e delle artigianalità, presto torneremo”.

Il primo volano della ripartenza potrà essere il turismo gastronomico, quello lento e non massificato che punta a esplorare il territorio con occhi, cuore e palato, che in coppia con l’enoturismo in vigna potrà riaccendere i motori dell’economia passata sotto il rullo compressore della pandemia.

La vocazione ad essere un’isola verde è forte “La Sicilia rappresenta ad oggi il 34% della superficie biologica italiana” – un primato che rende la produzione salubre e sostenibile, fa notare Mattia Filippi di Uva Sapiens – e che utilizza il numero di trattamenti più basso (circa 6 trattamenti l’anno) e livelli molto contenuti di rame, ampiamente sotto le quantità previste dall’Europa”.

Il clima mediterraneo ha permesso negli ultimi anni una certa stabilità produttiva e il 2019 è stata un’annata caratterizzata da un bilancio vegeto-produttivo notevole: Grillo e Catarratto si sono distinti per grande acidità e basso ph permettendo di esaltare gli aromi varietali, in particolare per il Catarratto si tratta di una premessa per vini molto longevi; il Carricante ha mostrato caratteristiche come spiccata acidità e verticalità, in linea con il profilo varietale del vitigno; il Nero d’Avola che ha una produzione per ettaro molto bassa ha potuto maturare molto bene da un punto di vista polifenolico, tratto che ha portato a una ricchezza di corpo molto importante.

Il concetto di sostenibilità non è solo legato al clima che è un fattore corroborante e fondamentale per un’agricoltura pulita e compatibile ma come sempre è il capitale umano a fare la differenza: i produttori che affrontano su campo gli imprevisti e scelta dopo scelta costruiscono un futuro verde sono la carta vincente della Sicilia.

C’è tempo per le ultime domande che vengono girate al consiglio direttivo: Josè Rallo parla delle soluzioni possibili in chiave enoturistica citando take away e delivery, due modalità che si sono rivelate utili per la ristorazione e potrebbero rimpolpare in parte il mancato fatturato dei prossimi mesi; Alberto Tasca sottolinea l’emozione e la compostezza dell’incontro, una modalità inimmaginabile che ci fa vedere ancora più chiaramente la consapevolezza del potenziale del vino siciliano.

Come in tutte le video conferenze fatte in questi mesi di distanziamento sociale l’augurio è di vedersi presto, dal vivo, di trovarsi di nuovo inebriati dai sentori del vino e conquistati dal cibo “Io voglio essere fiduciosamente ottimista” – conclude Planeta – ” spero di ritrovarvi presto e di vivere un 2021 che somiglierà al 2019, tornando a bere i vini siciliani e sperando che tutto quello che abbiamo vissuto sarà definitivamente alle spalle”.

 

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