Speciale Catania Film Fest, “Coriandoli” di Maddalena Stornaiuolo
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Speciale Catania Film Fest, “Coriandoli” di Maddalena Stornaiuolo

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Di Sofia Massimino – “Coriandoli” di Maddalena Stornaiuolo concorre per la categoria “Miglior Cortometraggio Italiano Indipendente” al Catania Film Fest e racconta la difficile realtà di vita di una bambina nata e cresciuta nei palazzoni bianchi di Scampia, sobborghi logorati dalla criminalità organizzata. 

Il corto è basato su una conversazione tra due bambini, Speranzella e Totoriello, che si incontrano alla festa di Carnavele e seduti su una panchina si concedono una chiacchierata. 

L’ambiente che circonda Speranzella l’ha costretta a crescere fin troppo in fretta, abbandonando presto il tempo dei giocattoli, spingendola ad aprire gli occhi sulle attività dubbie della madre che è solita portare diversi uomini in casa. La bambina sa perfettamente cosa accade tra le mura domestiche e dalle sue parole appare evidente la paura che prova difronte a quegli eventi ma anche una sorta di  rassegnazione di fronte alla vita che gli è capitata. Dalla chiacchierata con l’amico emerge come la bambina sia una figlia che non ha mai visto il padre se non da dietro il vetro della prigione, di cui non conosce nemmeno l’odore; una bambina che non ha mai avuto a fianco una figura paterna. Dalla discussione emerge anche che alla protagonista piace leggere, la lettura è infatti una delle poche attività che le permette di evadere dal contesto in cui vive e che descrive come “il suo rifugio”.

Il cortometraggio è girato attraverso videocamere digitali ad altissima definizione, che permettono alle immagini di andare a una velocità maggiore del normale in modo da rendere la scena molto simile alla percezione dell’occhio umano. Questo tipo di scelta parte dalla volontà della regista di restituire allo spettatore un realismo estremo, per raccontare la verità di quei quartieri seppure il film è plasmato unicamente attraverso le parole della bambina.

La scena finale vede la protagonista lanciare per aria dei coriandoli, come a rappresentare che seppure a Speranzella è stata negata l’infanzia, ritrova comunque dei momenti in cui può ritrovare la natura giocosa della sua età. 

Il secondo film ad essere proiettato è “Farewell”, candidato nella categoria “Miglior cortometraggio italiano indipendente”,  scritto e diretto da Vittorio Bonaffini: “Farewell”.

Il film racconta di una dolorosa storia d’amore destinata a terminare e mentre si avvicina il momento di dirsi addio, odio, immobilità e rancore prendono il sopravvento nella vita dei due protagonisti, diversi e sempre più distanti.

Il film è metaforico, ricco di metafore che servono a descrivere i due protagonisti, come l’uomo che continua a riempire un bicchiere d’acqua fino a farla strabordare o la donna che mangia quello che sembra essere un cuore crudo o elementi che sanguinano attaccati al corpo. Anche la casa è una metafora, una rappresentazione del cuore e della mente dei personaggi, infatti essi appaiono come imprigionati nella loro abitazione il che si può ricollegare alla difficoltà di riuscire ad uscire da quella situazione di malessere sentimentale che entrambi provano. 

L’immagine è diversa dallo standard del reale, il regista vuole infatti creare attraverso immagine e fotografia un senso di distacco dalla realtà e per farlo riprende utilizzando la pellicola, che rende i colori più caldi e corposi.

A concorrere per la sezione “Miglior film europeo indipendente” troviamo il film greco Senior Citizen, regia di Marinos Kartikkis. 

La storia ruota attorno all’esigenza di un uomo anziano, Theoharis, di isolarsi dal resto del mondo di rifiutarsi dal ricevere qualunque tipo di aiuto da parte degli altri [un legame particolare e inaspettato.] il protagonista è un uomo solo la cui compagnia è rappresentata unicamente dal suo gatto e dai suoi ricordi. Punto c’entrale del film è una sorta di mistero che riguarda il perché l’uomo decida di rintanarsi ogni sera in un ospedale dormendo sulle poltrone dell’ambulatorio quando potrebbe benissimo farlo a casa sua, nel suo letto. Durante una di queste notti Theoharis fa la conoscenza di una giovane infermiera, Evgenia, che cerca di saperne di più sul suo conto e di capire perché si sia così allontanato da tutti e in particolare dalla sua famiglia. All’inizio Theoharis appare diffidente e si rifiuta di rivelarle informazioni su di sé, anzi appare molto silenzioso e sembra non fidarsi di nessuno. Tuttavia, a poco a poco, tra i due inizia a instaurarsi un rapporto di fiducia.

Il regista in questo film cerca di indagare passo dopo passo il perché l’uomo non voglia dormire a casa sua e sia così restio dal ricevere aiuto, cercando di proteggere questo “segreto” fino alla fine. Il mistero viene sviluppato e nel frattempo viene racconta la disperata ricerca della solitudine da parte del protagonista, che vuole essere l’unica e sola persona a cui rendere conto per non dover soffrire dei problemi dei rapporti. In un certo senso il corto vuole fare intendere che talvolta la solitudine è deleteria per l’uomo essendo un animale sociale e la fa apparire come una malattia di cui si può morire. 

I rapporti con gli altri e i dialoghi rappresentano la condizione emarginata che la società porta nei confronti delle persone anziane che vivono rapporti di distanza con i figli. La sceneggiatura è un racconto per immagini, infatti il mistero che si cerca di rivelare non viene mai svelato a parole ma sono il cinema e l’immagine che fanno scoprire la verità allo spettatore. Le scene sono caratterizzate da toni freddi come per enfatizzare la solitudine, mentre gli unici toni caldi sono rappresentati  dagli oggetti che ricordano la moglie defunta del protagonista. 

Un ulteriore elemento che all’interno della pellicola vede protagonista quel “destino beffardo” che nasce proprio dalla tragedia greca, che interviene in quanto il protagonista muore nonostante sembrasse sano e forte; il destino si è beffato di lui forse proprio perché aveva scelto di rimanere da solo.

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