Speciale Catania Film Fest: “Film with English Subtitles”, primo lungometraggio del regista Marek Grabie
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Speciale Catania Film Fest: “Film with English Subtitles”, primo lungometraggio del regista Marek Grabie

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Di Alessia Pulvirenti – La terza giornata del Catania Film Fest si è aperta con la proiezione di “Film with English Subtitles”, primo lungometraggio del regista Marek Grabie che porta la sua opera prima a concorrere per il premio “Miglior Film Europeo Indipendente”. All’interno di un festival che rappresenta una realtà unica nel suo suo mercato di riferimento – quello siciliano – questo film incarna perfettamente lo scopo che la manifestazione si propone di avere: lasciare spazio a opere quasi interamente autoprodotte, create anche con mezzi di fortuna e che diano completa libertà espressiva al regista. “Film with English Subtitles” è, infatti, una commedia surreale che senza dubbio può essere interessante vedere se si vuole qualcosa di completamente diverso dal prodotto canonico che propongono le piattaforme streaming odierne. 

La trama vede come protagonista Marcin Haberski, un uomo che inizia ad avere un’illusione allucinogena che lo porta a vedere tutto come un bidone della spazzatura. Allo stesso tempo però uno strano evento sconvolge la normalità: all’improvviso compare dal nulla un tratto dell’autostrada. Per farci capire che questi elementi sono collegati tra di loro, il regista distribuisce lungo tutta la durata dell’opera una serie di elementi che poco alla volta, in modo caotico e grottesco, portano a snodare la questione. 

Si tratta di un’opera sopra le righe, fuori dagli schemi e quasi delirante che possiamo far rientrare nel categoria di genere “non-sense”, un modo di fare racconto cinematografico alternativo con cui il regista si discosta dalla narrazione standard e cerca di togliere allo spettatore tutte le possibilità di comprensione razionale di ciò che succede, provocando un effetto comico. 

Il film sconvolge lo schema della realtà per indurre lo spettatore ad aprire la mente a nuovi modi di osservarla, chiedendogli di trovare un senso nell’apparente caos, di fidarsi e farsi portare in posti e situazioni assurde.

Dietro questo modo di raccontare potrebbe esserci l’intento parodistico del regista nei confronti della fantascienza, quasi uno scimmiottamento dei cliché fantasy; ma potrebbe anche trattarsi di un modo alternativo per prendere in giro la mentalità polacca, facendo satira sulla democrazia particolarmente bigotta e conservatrice della Polonia dovuta al suo passato storico con il cattolicesimo. In questo senso quindi, una decodifica possibile potrebbe riferirsi al regista che induce i cittadini polacchi a “gettare nel bidone” una visione del mondo vecchia. 

Insomma, l’impressione è che si tratti di un’opera interpretativa, dove si lascia allo spettatore il compito di decifrare eventuali messaggi subliminali e individuare una chiave di lettura che vada oltre la superficie comica e bizzarra.

Se la prima parte estremizza alcune situazioni ai limiti dell’assurdo e causa un effetto comico, la seconda parte è invece più onirica, la voglia di far ridere viene meno e si passa la palla al montaggio. Il modo, infatti, in cui le scene si susseguono sono diverse dallo standard tecnico comune. 

Alcune criticità del film sono da individuare negli effetti speciali amatoriali e nel ritmo forse un po’ troppo lento e sbilanciato, con troppi elementi dispiegati poiché non tutti funzionali al finale risolutivo. Il dubbio che si insinua nella mente di chi ha visto l’opera è: il film parte da intenzioni semplici come quello di far ridere o vuole essere più serio?

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