Speciale Catania Film Fest: il cortometraggio “Guinea pig” e il lungometraggio “Life inside”
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Speciale Catania Film Fest: il cortometraggio “Guinea pig” e il lungometraggio “Life inside”

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Di Sofia Massimino – “Guinea pig” è il cortometraggio di Giulia Grandinetti e Andrea Benjamin Manenti in concorso nella categoria “Catania Film Europa” al Catania Film Fest. Il contesto del corto è caratterizzato da un mondo distopico dominato dalla tecnologia che vede gli uomini assoggettati ad una dittatura crudele con l’obiettivo di vietare loro qualsiasi tipo di contatto: effusioni, carezze, rapporti sessuali. La popolazione viene sottoposta ad un test per esaminarne il comportamento di fronte a riproduzioni multimediali che servirebbero a stimolare il desiderio al contatto. Qualora qualcuno fallisca l’esperimento è messo alla prova: due persone chiuse all’interno di una stanza devono riuscire a guardarsi senza toccarsi.Nel film ciò che riteniamo bello e positivo viene annullato, questo mette in ballo elementi visivi della distopia con un potere che vuole controllare sentimenti, emozioni e più in generale tutta la sfera riguardante la vita privata. Le immagini sono caratterizzate da inquadrature fisse e geometriche che rappresentano spazi bianchi e righe nette, come a replicare la freddezza del potere che si sta imponendo sugli uomini. Di grande importanza è la voce narrante che accompagna le scene del film, infatti ad avere ruolo rilevante è ciò che non si vede, il fuori campo, è quello che si ascolta a comunica con lo spettatore. Molto probabilmente il regista ha preso in considerazione alcuni dei più grandi capolavori del cinema distopico per la realizzazione del corto, primo tra tutti “Arancia meccanica” di Stanley Kubrik. Un richiamo a Kubrik appare infatti chiaro attraverso l’utilizzo della musica classica che accompagna le immagini, inserendo Brahms e il Dies irae di Joseph Eybler. L’immagine ad un certo punto cambia forma, da 4:3, quando i personaggi possono liberarsi raccontando i propri sogni, il formato diventa panoramico.

“Life inside” è il lungometraggio presentato al Catania Film Fest, scritto e diretto da Fiorenzo Brancaccio e Carla di Feo, entrambi anche interpreti all’interno dell’opera. Si tratta di un film contemplativo che permette allo spettatore di entrare all’interno delle mura domestiche e osservare la quotidianità dei due protagonisti, del vivere la quarantena e l’isolamento dovuto dalla diffusione del virus. Si tratta di un film contemplativo in cui i registi chiedono allo spettatore di guardare le immagini e di, appunto, contemplarle. All’interno della pellicola la narrazione è lenta e in forma quasi di diario, caratterizzata da inquadrature molto lunghe seppure non vi sia una storia da seguire e nemmeno dei dialoghi. Non ci sono parole, la comunicazione è altra, infatti le immagini sono utilizzate per comunicare una sensazione in maniera più originale che prescinde dall’illustrare ciò che è successo durante la pandemia. L’isolamento e la solitudine dei personaggi è estremizzata dalla mancanza di comunicazione e dal ritmo lento per esprimere al meglio un senso di alienazione. Il contesto è reale, i personaggi si muovono nello spazio per affermare ciò che hanno dentro in un contesto dove non si può far nulla.

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