Jimmy Choo lancia un concorso per disegnare e realizzare le vostre scarpe dei sogni

Jimmy Choo tra bozzetti e sogni da realizzare

In questi tempi unici e stimolanti, la Direttrice Creativa di Jimmy Choo, Sandra Choi, sta trovando la usa personale evasione creativa negli schizzi, lo sbocco perfetto per un senso di calma e consapevolezza.

Dal sito di Jimmy Choo l’invito agli appassionati e ai creativi ad unirsi alla stessa Sandra per condividere i propri schizzi delle migliori scarpe fantasy. In gioco la possibilità che il proprio bozzetto diventi uno dei cinque disegni vincitori e realizzati in un’esclusiva capsule collection.

“La collaborazione è integrale alla creatività. Collaboro quotidianamente con il mio team di design; il dialogo di diverse idee mantiene l’ispirazione accesa e senza confini. Cerchiamo anche collaborazioni esterne con partner provenienti da divresi settori: designer di moda, artisti, illustratori e fotografi. Le opportunità sono infinite. L’autenticità è la chiave di una collaborazione di successo in cui l’incontro di menti proveniente da diverse realtà si fondano per brillare, creando idee che sorprendano e piacciano“. –

Sandra Choi

Sandra potrebbe scegliere il tuo schizzo per un’esclusiva capsule collection di una prossima collezione.

Tra i disegni ricevuti, la designer selezionerà 10 migliori progetti, successivamente i follower di Instagram voteranno i cinque vincitori. Quei vincitori vedranno i loro schizzi sviluppati in una capsule collection e i proventi delle vendite saranno devoluti interamente ad un progetto di beneficenza della Jimmy Choo Foundation.

Tutte le iscrizioni devono pervenire entro il 15 maggio, mentre i vincitori saranno annunciati l’8 Giugno

1. Disegna il tuo design di scarpe da casa e scatta una foto o esegui una scansione sul tuo computer
2. Invia il tuo schizzo via e-mail a ChooSketch@JimmyChoo.com con il tuoi dati, ll nome del tuo disegno. Tutte le iscrizioni devono pervenire entro il 15 maggio
3. Sandra selezionerà quindi i suoi 10 migliori progetti, che verranno pubblicati sull’account Instagram per consentire ai follower della community di votare
4. I vincitori saranno annunciati su Instagram dopo il completamento della procedura di voto
5. Per i termini e condizioni fare clic qui 

Le scarpe da indossare per stare a casa

Le scarpe comode per stare a casa al posto delle classiche pantofole

Restare a casa non significa necessariamente stare in tuta o pigiama tutto il giorno, tutti i giorni. Può essere stato fatto all’inizio di questo periodo in cui #iorestoacasa non è stato  più un semplice hashtag ma una nuova condizione di vita.

L’importanza di creare una routine quotidiana che scandisca il ritmo delle giornate, ed una più strutturata per alternare la giornate nella settimana diventa necessaria nel lungo termine.

Così come è importante scegliere il look per lavorare da casa o il pigiama comodo ma stiloso per vivere il weekend in relax è importante non trascurare le scarpe da indossare.

Pantofole, loafers o piedi nudi

Le ultime tendenze salutiste e igieniste indicano lo stare scalzi a casa come la scelta migliore. Sia per mantenere la giusta postura, sia per evitare germi e contaminazioni. C’è chi proprio all’idea di stare scalzo non si abitua e preferisce indossare la più classica delle pantofole, chi come i più piccoli, ricorre all’utilizzo di calze, magari con i gommini antiscivolo.

Le loafers, invece, usate spesso per uscire sono ultra flat, comode, hanno la forma dei più classici mocassini. Vengono scelte per la loro comodità ma anche ricercatezza nei materiali, un allure classico e senza tempo. Spesso la parte del tallone è assente, come nei sabot, oppure si può ripiegare su se stessa. Perfette per i diversi stili da indossare anche a casa.

Le friulane

Ma chi anche in questo momento di quarantena in casa non rinuncia alla comodità e allo stile indossa le friulane! Sono il nuovo musthave da qualche stagione per le trendsetter, ma adesso sono indubbiamente perfette per stare a casa!

La storia

Portano con se una storia, fatta di stile e costume. Nascono da un momento di necessità in cui le donne friulane utilizzando materiale di scarto e riciclo univano a scampoli di tessuti i copertoni delle biciclette per creare la suola. Nasceva così un modello comodo e resistente. Dapprima indossate dai gondolieri, poiché la suola in gomma era perfetta per non rovinare il legno delle imbarcazioni. Indossate anche dai nobili veneziani per uscire nel cuore della notte silenziosamente indisturbati per raggiungere gli amanti.

I modelli

Il classico modello delle friulane  (o frulane) si sposa con varie interpretazioni di materiali , dal cotone, al velluto, al cavans, alla seta. I colori non mancano così come le fantasie soprattuto a righe, e i dettagli che arrivano sino alla personalizzazione con monogrammi e iniziali, ricamate o applicate.

Il must è in velluto blu royal o  Burgundy vinaccia.

La variante più femminile e romantica le accosta alla modello Mary Jane. Vezzose ma sempre comode.

I marchi made in Italy

Tra tradizione e contemporaneità

ViBi Venezia 

 

Sciuscia shoes 

Papusse 

Piedaterre

Gallo 

 

 

 

Sarah Jessica Parker apre la sua prima boutique al posto di Manolo Blahnik

Sarah Jessica Parker ha creato una sua linea di scarpe nel 2014 e adesso apre a Manhattan

Sarà stato il destino, il karma, ma la notizia della chiusura del negozio di Manolo Blahnik è stata consolata dall’apertura del primo flagship store del brand di scarpe di Sarah Jessica Parker.

E così si sovrappone ancora una volta la vita dell’attrice con quella del suo celebre personaggio Carrie Bradshow. Appassionata della moda, appassionata di scarpe, e soprattutto di Manolo Blahnik la sua Carrie passava pomeriggi di shopping in quella boutique, tempio per tutte le shoesaddicted a NY.

Il negozio di SJP  da aprile sarà proprio al numero 31 della West 54th Street

Un flagship store luminoso ed elegante, al piano terra dell’ex boutique di Manolo Blahnik, sviluppato su oltre 100 metri quadri e con giardino esterno. Ovviamente, lo spazio riflette al meglio lo spirito audace e lo stile di Sarah Jessica Parker, con elementi in grado di risaltare i colori accesi e decisi della collezione e le insolite combinazioni di materiali.

Le scarpe di SJP sono tutte realizzate in Italia

“… Le nostre scarpe dovevano essere fatte a mano in Italia, che gode di una lunga tradizione, tanto da essere considerata la casa dei migliori calzolai del mondo ” così si può leggere sul suo sito.

In vendita non solo scarpe

Sarà possibile acquistare anche altri accessori proposti da SJP, come gli occhiali da sole, borsette, cover per smartphone, candele, profumi libri e teli mare.

 

Pubblicità shock di Eredi Corazza: “Un omaggio a creativi espressionisti”

Poteva essere un’immagine pubblicitaria contro la violenza di genere. Una donna a terra e in mezzo alla strada. Con i jeans strappati e abbassati che lasciano intravedere gli slip. La maglia sollevata, le braccia lunghe sul corpo. Un’immagine cruda che avrebbe fatto più bella figura se avesse rappresentato una scena di violenza su una donna per sensibilizzare la gente. E, invece, questa donna ha ai piedi delle scarpe nere, con tanto di zeppa e cerniera abbassata. Ecco che si tratta dello scatto pubblicitario di Eredi Corazza, azienda di Frascati specializzata nella vendita di scarpe, borse e accessori di fascia alta.

La pubblicazione dell’immagine su Facebook ha, come prevedibile, scatenato le ire della rete e persino Ixos, l’azienda produttrice delle scarpe pubblicizzate ha preso le distanze, spiegando che la Eredi Corazza ha fatto tutto “in totale autonomia”. “Ci scusiamo – scrive la Ixos – con chiunque si sia sentito offeso, indignato e negativamente colpito da questa pubblicazione”.

Migliaia i commenti degli utenti del social network sotto la foto.  “Ma come si fa? In questo momento in particolare – scrive una donna – le pubblicità dovrebbero anche avere la responsabilità di messaggi sociali importanti”. E, ancora: “Mimare la scena di uno stupro per pubblicizzare i vostri prodotti? Io vi segnalo subito”, “Ma cosa vi viene in mente? Due femminicidi in due giorni e voi vi fate pubblicità con un’immagine cosi triste e ignobile? Ma chi vi cura la pubblicità? Vergogna….nn aggiungo altro”.

La Eredi Corazza, con un post appena pubblicato su Facebook, spiega le ragioni di questa scelta: “Prendiamo atto del fatto che la nostra immagine non sia stata apprezzata e affermiamo che sia stata mal interpretata. Siamo un’attività che opera nel settore della moda dal 1930, il nostro nome, il nostro DNA, sono da sempre stati associati ad un prodotto dagli standard qualitativi elevati, una ricerca vota all’innovazione ed allo stile, uno store che ama la femminilità prendendosi cura dell’immagine delle proprie clienti, ormai fidelizzate.  
Oggi l’Azienda è rappresentata e gestita dagli Eredi, la quarta generazione.Anime giovani e passionali che cercano di connettere sempre più l’Arte con il mondo della moda.La storia delle nostre immagini, finalizzate alla vendita del prodotto stesso, deriva da canoni estetici e ricerche stilistiche tali da portarci a nominare – creativi espressionisti come ‪#‎SpencerTunik‬‪#‎DavidLachapelle‬‪#‎MarioTestino‬‪#‎OlivieroToscani‬‪#‎ArakiKinbaku‬‪#‎RobertMapplethorpe‬‪#‎FrankHorvat‬‪#‎HelmutNewton‬‪#‎MustafaSabbagh‬‪#‎AoiKotsuhiroi‬ –
stilisti d’avanguardia come ‪#‎BorisBidjanSaberi‬‪#‎RickOwens‬‪#‎AnnDemeulemeester‬‪#‎GoschaRubinsky‬‪#‎Demobaza‬‪#‎MichelLamy‬‪#‎IsseyMiyake‬‪#‎YohjiYamamoto‬‪#‎DiLiborio‬‪#‎KarlLagerfeld‬ – in una ricerca quotidiana e costante che non avrà mai un punto di fine effettivo. 
Allontanandoci, come ci è stato accusato, dall’unico bisogno di creare visibilità, la nostra ricerca ha basi culturali ben più solide, che rendono omaggio ai nomi sopra citati e si legano con stima ai grandi movimenti artistici e pubblicitari che hanno da sempre fatto la storia. Per questo motivo citiamo inoltre, senza essere troppi prolissi, “Hot” la mostra collettiva svoltasi a Milano a cura di ‪#‎LucaBeatrice‬, come uno dei tanti esempi che ha analizzato con professionalità “il concetto di oscenità, che nasce con il moderno, quando l’opera d’arte entra in relazione con i mass media.” In particolare l’impronta fotografica dello scatto ha alla base la fusione di: un pantalone di Saberi con cui sfilò nella sua ultima menswear e l’immagine della compagna pubblicitaria di ‪#‎Solestruck‬ con cui presenta al mondo la prima collezione di scarpe maschili con tacco. L’immagine è ormai virale e ne prendiamo atto scusandoci con tutte le persone che ne hanno risentito negativamente, in particolar modo le scuse sono dirette a tutte le donne che si sono sentite toccate”.

Tappezzeria, ecco come indossarla: il trend “tapestry”

L’effetto tappezzeria è di super tendenza per la prossima primavera-estate. Giochi di stampe su capi ed accessori che sembrano ricordare la moquette dei motel anni ’60. Sapore di vintage, quindi. Con un tocco boho irresistibile. Il trend “tapestry” consiste in una sovrapposizione di fantasie e colori apparentemente discordanti. Qualche esempio?

Trenta7, una moda tutta da scoprire: colorata, vivace e ‘vagabonda’

di Giulia Fichera

Dica Trenta7! Dica fashion shoes! Una moda tutta da scoprire. Colorata, vivace e “vagabonda”. Eleonora Moccia, mente creativa di Trenta7, ama portare con sé, da ogni suo viaggio, qualcosa da racchiudere nelle sue collezioni. Uno stile minimal che risalta grazie a quei dettagli che non sono altro che la fusione delle culture scoperte e dell’essenzialità, anima del suo stile. Un percorso in crescita fino ad arrivare ad una sempre maggiore approvazione all’interno del fashion system. Collezioni che hanno il potere di portarti in giro per il mondo e, mentre ammiri l’estetica e l’ottima manifattura, ti ritrovi ad immaginare paesi e culture lontane.

La collezione per la prossima stagione calda racconta l’incontro tra Oriente ed Occidente. Nappa, vitello e ricami per interpretare le babouches marocchine; cannella, cuoio, giallo, verde e rosa per esaltare gli odori, l’aria e la terra arida di quei luoghi. Eleonora Moccia ci racconta il suo numero, il suo Trenta7.

eleonora_moccia_trenta7

Inizio subito con la mia prima curiosità, perché Trenta7?

“Il 37 è il mio numero ‘alchemico’, ricorre spesso nella mia vita. Proprio per questo motivo l’ho scelto per il mio brand Trenta7, in modo che rappresentasse me e la mia anima creativa”.

Dalla psicologia agli accessori, che cosa è successo per farle cambiare totalmente direzione? O esiste qualche legame tra psiche e glamour?

“Ho da sempre avuto una forte attrazione per il mondo della moda e soprattutto delle scarpe. Una volta finiti gli studi in psicologia, ho scelto così di seguire il cuore e intraprendere un percorso più creativo, in linea con i miei desideri”.

Vanta un curriculum di tutto rispetto, Pollini, Moschino, Rochas e molti altri. Ha voluto comunque fare il salto di qualità, mettersi in proprio. C’era qualcosa che non riusciva ad esprimere bene prima di creare Trenta7?

“Quando si lavora per grandi aziende, si ha la possibilità di imparare moltissimo e di “rubare con gli occhi” ogni minimo dettaglio. Spesso, però, la propria creatività è vincolata, per cui, ad un certo punto, ho sentito la necessità di tornare a Roma e creare un qualcosa di mio dove poter esprimere appieno la mia anima creativa e mettere in pratica le competenze apprese”.

Invece, quale di queste realtà le ha dato maggior input creativo, voglia di osare? Chi o cosa le ha permesso di spiegare le ali?

“Ognuna di queste realtà mi ha regalato elementi importanti, sia creativi che umani, che mi permettono oggi di vivere questa bellissima avventura sapendo valutare e gestire sia gli aspetti positivi che quelli negativi di questo settore”.

Tutto parte dall’universo maschile, cosa le piace di così tanto di questo mondo da farlo diventare ispirazione primaria delle sue collezioni?

“Più che altro si tratta di un gusto personale. Amo lo stile mannish, mascolino, ma allo stesso tempo raffinato e ricercato, per cui in ogni mia collezione cerco di trasmettere questi elementi per me fondamentali”.

Come nasce una scarpa Trenta7? Parla spesso di artigianalità…

“Una scarpa Trenta7 nasce prima di tutto da una ricerca stilistica: nelle varie fiere di settore cerco spunti, idee, tendenze e materiali da utilizzare. Alla fase di ricerca, segue quella di prototipazione e sdifettamento, per poi arrivare alla fase finale della messa a punto e della realizzazione del campionario. Tutto è prodotto rigorosamente in Italia”.

La collezione donna P/E 2015 è veramente stupenda, coloratissima, come lo è anche la A/I 2015-16; quali sono secondo lei le “chicche” per rendere una scarpa unica?

“Per me il dettaglio rende unica la scarpa. Non a caso, il mio approccio stilistico si basa proprio su questo: linee pulite, essenziali, ma con un dettaglio in grado di renderle uniche e riconoscibili”.

Trenta7 è uno stile per chi? Per quali uomini e per quali donne?

“Trenta7 è in assoluto per chi ama uno stile ricercato, essenziale, ma allo stesso tempo ironico e fuori dagli schemi”.

Gli stores sono concentrati soprattutto a Roma, ma se anche noi volessimo acquistare una scarpa Trenta7?

“Stiamo lavorando molto sulla distribuzione: già dalla prossima stagione estiva saremo presenti in molte boutique della Puglia, della Toscana ed in Emilia Romagna. L’obiettivo è riuscire a coprire entro breve tutto il territorio nazionale, e non solo”.

Ha mai pensato di creare delle sinergie con altre realtà moda, proponendo un prodotto che sia l’emblema di due universi creativi? Ormai è un’attività sempre più in voga…

“Assolutamente sì. Proprio lo scorso anno ho realizzato le scarpe per la sfilata del brand Quattromani durante la settimana di Altaroma; un’esperienza emozionante e allo stesso tempo divertente. Se dovessero ricrearsi altre occasioni, ne sarei ben felice!”.

C’è qualche luogo, cultura, popolo o tradizione che è sempre racchiuso nei suoi prodotti?

“Per le ultime tre collezioni mi sono ispirata a viaggi che ho fatto e alle sensazioni che mi hanno lasciato: la Polinesia per i suoi colori e la natura selvaggia, Vienna per la sua eleganza austera, il Marocco per i suoi odori e i pattern geometrici tipici delle Moschee”.

La collezione S/S 2016 racconta l’incontro tra Occidente e Oriente; a livello stilistico cosa possono assorbire l’uno dall’altro? Qual è il punto di legame tra due mondi così lontani in Trenta7?

“La collezione SS2016 è sicuramente caratterizzata da forti contrasti geometrici e cromatici.È una riflessione sulle terre di confine, seguendo il percorso verso la via di Bisanzio, dove l’Occidente incontra l’Oriente, ne gode i profumi, l’aria soffocante, la terra arida e l’odore intenso di incenso. Un incontro creato attraverso l’utilizzo di tessuti, stampe, ricami, accessori e passamanerie che richiamano i mosaici di Iznik e le pregiate cesellature della tessitura Kilim”.

E’ iniziato da poco l’anno nuovo, i suoi buoni propositi?

“L’anno nuovo è iniziato già con un’importante novità: proprio dai primi giorni di gennaio, il team si è allargato e Trenta7 è diventata una SRL. Il mio augurio è quello di continuare a strutturarci, allargando la nostra rete distributiva e facendo diventare Trenta7 un brand riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo”.

 

Il cinema d’epoca nella nuova campagna Blumarine

Il mondo cinematografico d’antan ha ispirato la nuova campagna cinematografica di Blumarine. Lou Schoof interpreta la nuova collezione P/E 2016 sospesa tra realismo e glamour, in un’atmosfera d’eleganza soffusa riletta attraverso gli occhi di Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin.

L’atmosfera ricercata di una raffinata townhouse di New York è il set che enfatizza la palette cromatica degli abiti Blumarine. Melange pittorici di colori pastelli sono accesi da lampi d’arancio, rosa, rosso, nero.