#tendenze, lo stile maschile al femminile

di Clara Grasso – La tendenza maschile per la moda donna è sempre presente nelle passerelle della fashion week. E ancora una volta, molti stilisti non vi hanno rinunciato proponendo per la Primavera/Estate 2020 uno stile unisex.

Ermanno Scervino, ad esempio, punta alla sartorialità vestendo una donna moderna ed elegante con giacche maschili in tinta unita, in denim decorato e dalle fantasie come pois, check, righe… presenti anche in pantaloni, camicie. Le sottovesti, le vestaglie e i pigiami diventano tailleur associandolo ad un nuovo concetto glamour.

Giorgio Armani dà vita ai tailleur maschili e a un look marino riportato in una donna dalla silhouette slanciata e asciutta. La palette color punta all’azzurro, al rosa chiaro e al grigio perla per avere un legame con gli elementi naturali.

Max Mara si ispira al famoso agente 007, le modelle vestono con calze maschili fino al ginocchio, tailleur in cui i pantaloni lunghi si alternano ai bermuda e giacche e camicie multitasche. Tra gli accessori ci sono i grandi occhiali da sole in stile aviator, cravatte e cappelli Baker Boy.

Gucci propone un’estetica surreale, massimalista e genderless, infatti favorevole alla libertà d’espressione e di genere. Il formalismo dei tailleur anni ’70 dal taglio maschile è spezzato dai pattern complessi e dai giochi cromatici. Citazione anche agli anni ’80 per le cravatte da Yuppies.

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Quest’ultimo è uno dei brand che sta spopolando per l’allontanamento dalla dicotomia dei generi a partire dalla sfilata Autunno/Inverno 2015, curata per la prima volta dall’attuale direttore creativo Alessandro Michele ponendo la tematica del gender fluid come suo punto di forza del brand.

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Un po’ di storia dello “stile uomo”

Ma, la disgregazione del femminile, è effettivamente una novità come fanno credere o è esistita da sempre?

Si cerca di essere più “open-minded” ma il volersi vestire diversamente dai canoni imposti dalla società, eliminando ogni forma di stereotipo che divide la donna dall’uomo, risale a un tempo più remoto, precedente al conosciuto stile alla Garçonne. Parte dalla mitologia greca con la dea Atena che si vestiva da uomo per aiutare i suoi protetti mortali fino alla mitologia nordica con la guerriera Hervor che dalla morte del padre si vestì e comportò da uomo.

Più di 2000 anni fa non c’erano tutti gli stereotipi che si sono andati a creare nel tempo, ad esempio, i nomadi che vivevano la loro vita a cavallo avevano bisogno dei gambali, gli odierni pantaloni, usati da uomini e donne. Successivamente, fino all’800, gli abiti diventarono una prigione per la donna: bustini, crinoline e gorgiere, anche se qualcuna fu così coraggiosa da vestirsi da uomo come l’artista Rose Bonheure e la scrittrice George Sand. Le donne dovevano essere solo ammirate ma dal ‘900 rivendicarono il loro ruolo nella società a partire dall’abbigliamento.

Lo stile alla Garçonne è una tendenza femminile nata negli anni ’20 e ispirata all’abbigliamento maschile per aspetto, taglio e linea, infatti, nasconde le curve femminili rendendo la figura androgina con pettinature corte. È nata da una società che voleva la propria libertà dopo le privazioni della Prima Guerra Mondiale, dove le donne furono costrette a prendere il posto dei mariti in fabbrica perché erano in guerra.

Cambiò l’abbigliamento: da quello ottocentesco che rafforzava e separava i ruoli di genere, si passò ad uno militarizzato con divise da operaio e soldato per donne. Comparve anche la gonna pantalone dello stilista francese Paul Poiret che fu la causa di molestie sessuali perché le donne non potevano vestirsi con capi maschili.

A creare capi più pratici per le donne furono Coco Chanel con i suoi pantaloni dalle linee pulite e Yves Saint Laurent con il trench e il cappotto caban, estirpati dall’abbigliamento militare, e con il tuxedo, cioè lo smocking rivisitato per la donna. Le icone che vestivano alla Garçonne simboleggiavano un’ideale di uguaglianza e parità di sessi e furono le attrici di Hollywood: Marlene Dietrich, Greta Garbo, Louise Brooks.

Da qui la moda femminile iniziò ad avvicinarsi a quella maschile con l’unisex, che prenderà il sopravvento negli anni ’60 con Pierre Cardin, Paco Rabanne… non riferendosi alla fluidità di genere, come oggi, ma volendo dare una nuova immagine alla donna che voleva emanciparsi. Nell’arco degli anni, il gender neutral si è fatto più eminente, i capi designati come femminili e maschili sono diventati più indistinguibili.

La moda sta puntando maggiormente a uno stile androgino in cui non esiste il genere, la donna non è più imprigionata dagli stereotipi di una società conservativa ma si ritrova in una più aperta e inclusiva. Si parla di una donna che ha il desiderio di mascolinità prediligendo la semplicità e il comfort dei capi maschili, rispetto alle troppe proposte di quelli femminili, e che è libera di esprimersi.

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