Sonia Delaunay, quando l’arte incontra la moda

Alcune delle creazioni dedicate alla moda di Sonia Delaunay (Hradyzk 1885 – Paris 1979), artista anticonformista e poliedrica che ha rivoluzionato la storia dell’arte, dello stile e del costume del secolo scorso – la prima donna a cui fu dedicata una retrospettiva al Louvre nel 1964 e che fu decorata con la Legion d’Onore francese nel 1975 – saranno esposte alla Galleria Elena Salamon Arte Moderna (via Torquato Tasso, 11) dall’11 giugno al 10 luglio 2021.

In mostra si potranno ammirare 27 litografie, realizzate con la tecnica del pochoir, tratte dalle silohuettes eseguite da Sonia Delaunay tra il 1919 e il 1928 nel suo Atelier Simultané a Parigi e pubblicate nel libro d’artista ‘Tableaux vivants’ dall’editore e galleristaJacques Damase.

Non ci sono differenze tra la mia pittura e i miei, cosiddetti, lavori decorativi. L’arte minore non deve mai essere considerata un’arte di frustrazione ma una libera espansione, una conquista di nuovi spazi. È l’applicazione della ricerca stessa“, affermava l’artista.

La Delaunay sentì il costante bisogno di portare l’arte in qualsiasi aspetto della vita quotidiana. Un’artista a tutto tondo, difficilmente catalogabile, la cui opera va ben oltre la semplice pittura. La sua ricerca sui colori e sulle forme si manifestò nella grafica, nella decorazione, nell’arredamento e, soprattutto, nella moda.

Fortemente ispirati al cubismo orfico gli abiti simultanei di Sonia sono costituiti da forme semplici e taglio dritto per far risaltare il colore, protagonista indiscusso delle sue creazioni. Nei vestiti l’arte astratta diventa quasi concreta e assolutamente comprensibile a un pubblico più vasto ed eterogeneo.

Nel 1911 l’artista creò con le sue mani una piccola coperta per il figlio: un patchwork in stile cubista, fatto con ritagli di stoffe di diversi colori e materiali. In quel periodo iniziò anche a realizzare tappezzerie, libri, cappelli, ombrelli e addirittura interni di automobili.

Capì ben presto che la sua pittura poteva essere applicata anche all’abbigliamento e, nel 1913, indossò gli abiti da lei stessa disegnati, durante una serata al Bal Bullier, una sala da ballo parigina che frequentava regolarmente con il marito Robert, luogo simbolo e punto di incontro e di confronto tra artisti e poeti dell’epoca. 

Nel 1923 un produttore di seta di Lione le commissionò cinquanta disegni e l’anno successivo aprì l’Atelier Simultané, in Boulevard Malesherbes. I tessuti realizzati per gli abiti sono caratterizzati da texture vivaci raffiguranti composizioni di rettangoli, cerchi, figure geometriche regolari e irregolari, linee e macchie di colore. La forma lineare e senza tagli dell’abito degli anni Venti era perfetta per questo tipo di silohuettes: non interrompeva il disegno e consentiva ai colori di creare gli effetti dinamici voluti, sui corpi in movimento.

Le immagini in mostra testimoniano lo stato d’animo di un’artista libera e passionale ed evidenziano al tempo stesso la ricerca consapevole sul motivo, studiato nelle sue innumerevoli varianti di tonalità, ritmo, vibrazione e forma. Tessuti e abiti obbediscono allo stesso principio: l’equilibrio di volumi e colore.

Sonia Delaunay amava definire il colore “la pelle di questo nostro mondo” un mondo che lei stessa cercò di migliorare, “restituendogli felicità“, come scrive l’editore dei volumi a lei dedicati, Jacques Damase: “Il Novecento ha legato il mondo alle convenzioni e al grigiore che imponeva, si è assistito alla nascita di generazioni che quasi dalla culla portavano un lutto più cupo di quello di un cavallo di un carro funebre. Quale misteriosa paura ha costretto il mondo a privarsi del colore, del frutto proibito, del tabù, da cui Sonia Delaunay è stata la prima a liberarci?”.

Il suo lavoro contribuì indubbiamente all’evoluzione dell’abbigliamento e del gusto nell’arredo moderno e la rivoluzione cromatica che ne derivò è tutt’oggi fonte d’ispirazione per molti stilisti. Collaborò con Chanel, Heim, Lanvin e vestì attrici famose come Greta Garbo e Gloria Swanson.

Sonia Delaunay riuscì a ridefinire il concetto stesso di ‘donna moderna’, tentando di rovesciare la separazione di genere in un mondo dominato dagli uomini – sottolinea Elena Salamon, curatrice della mostra -. La sua è la storia di una donna forte ed esuberante che ha visto l’arte in tutto e che ha saputo superare crisi familiari, finanziarie e due guerre mondiali, mai arrendendosi e continuando invece a reinventarsi, risorgendo dai suoi fallimenti come l’araba fenice per colorare il suo mondo, e quello degli altri, dei colori della sua anima”.

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