Speciale Catania Film Fest, in concorso: “Uruguay” e “Terra sospesa”
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Speciale Catania Film Fest, in concorso: “Uruguay” e “Terra sospesa”

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di Alessia Pulvirenti – La seconda giornata della X edizione del Catania Film Fest si è aperta il 29 novembre alla Mediateca di Vincenzo Bellini con la proiezione del cortometraggio “Uruguay” e dei due lungometraggi “Terra sospesa” e “Il terribile inganno”, mediata dal critico cinematografico Emanuele Rauco e con la presenza della “giuria giovani” del Festival.

“Uruguay” concorre per la categoria “Miglior Cortometraggio Italiano Indipendente”

Diretto dalla regista e sceneggiatrice Andrea Simonella che con questa pellicola vuole denunciare gli abusi sessuali che le donne subiscono ogni giorno. Nel corto la parola “stupro” non viene mai esplicitamente detta, eppure si riesce comunque a  restituire la crudezza del gesto attraverso la potenza della immagini, lasciando che a parlare siano i fatti. Viene, infatti, dato poco spazio alla parola, sostituita da una fotografia dai colori grigi e spenti. Oltre ad affrontare la violenza psicologica data dal non essere credute quando denunciamo l’abuso a causa di un tipo di cultura radicata che pone la vittima in svantaggio rispetto al carnefice, l’opera raggiunge un ulteriore livello di lettura poiché affronta il tema dello stupro all’interno di un altro tema: quello della salute mentale.

Essere credute quando denunciamo – già di per sé difficile a causa della cultura imperante che solo di recente stiamo iniziando a sdoganare – diventa ancora più difficile in presenza di problemi psichici. La protagonista del cortometraggio è Adele, una ragazza che si ricovera volontariamente all’interno di un ospedale psichiatrico poiché soffre di ansia generalizzata e, all’interno dell’istituto, viene abusata sessualmente da un infermiere che si fa forte del fatto che la ragazza non verrà mai creduta poiché è una paziente.

L’importanza e il peso del tema affrontato vengono bilanciati da una chiusa che fa ritornare nello spettatore la speranza che il sistema giudiziario non lasci impuniti questi crimini e fa riflettere su quanto non sia da dare per scontata la facilità nel denunciare. 

“La verità richiede cautela, sia nel dirla che nel tenerla nascosta. Questa è la storia della mia denuncia”.

Il film è stato girato in Friuli Venezia Giulia, dove, nel 1978, è nata la Legge Basaglia che ha consentito la chiusura dei manicomi. 

Il documentario “Terra sospesa”, diretto da Matteo Grimaldi e Giacomo Boeri, concorre per la categoria “Miglior Film Italiano Indipendente”

L’opera si concentra sul periodo che va dal 24 Agosto 2016 a Gennaio del 2017, periodo in cui il centro Italia venne scosso da diversi eventi sismici. E’ un viaggio attraverso i racconti di chi ha vissuto sulla propria pelle il terremoto, dovendo fare i conti con lo scenario che si presentava dopo il disastro. Il film, con diverse sequenze, mostra le macerie che ancora ostruiscono le strade e offre uno scorcio di come la vita degli abitanti del comune di Amatrice procede dopo il trauma. L’aspetto che salta subito all’occhio dello spettatore è l’atmosfera surreale, con gli abitanti che vivono bloccati in un eterno presente. 

A contribuire a creare questo clima di sospensione temporale c’è la fotografia, con i suoi colori pastello sbiaditi, che mostra un luogo dove i momenti di vita quotidiana diventano essenziali per superare il trauma. Attraverso l’alternanza tra momenti di silenzio contemplativo e spezzoni di racconti a voce, il documentario rappresenta dunque una riflessione su come è cambiata la vita degli abitanti dopo il terremoto, offrendo uno scorcio delle loro attività quotidiane. Vediamo, infatti, delle riprese da diversi luoghi come il bar, punto di riferimento per i frequentatori abituali o il parrucchiere, dove le compaesane chiacchierano del più e del meno o ancora il campo da calcio dove gli amici giocano. 
Inoltre, attraverso i vari racconti delle comparse, lo spettatore viene a sapere ciò che alcuni stavano facendo poco prima del terremoto, e alcuni dettagli sulle vite di chi abitava negli edifici crollati.

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