Dep Art Gallery dedica un approfondimento al pittore Pino Pinelli

In questo particolare momento storico, nell’impossibilità di visitare mostre e fiere,  Dep Art Gallery decide di dedicare alcuni focus agli artisti rappresentati dalla galleria stessa

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Pino Pinelli è un artista sicuramente molto noto poiché ha partecipato al “movimento” della Pittura Analitica. Ad una analisi posteriore, tale periodo risulta quasi da considerarsi un esordio artistico (in realtà la produzione era iniziata da quasi 10 anni). Ma rispetto alla vita produttiva dell’artista, il periodo “analitico” cioè l’inizio degli anni ’70, corrisponde ad un breve ma intenso, periodo della sua carriera.

L’artista

Pinelli nasce a Catania nel 1938, dopo aver completato gli studi si trasferisce a Milano nel 1963. Il fermento culturale della città attira e affascina il giovane Pinelli che inizia ufficialmente la sua carriera con una mostra già nel 1968. Le sue opere dei primi anni ’70, come già detto, lo inseriscono di fatto nel movimento definito “Pittura Analitica”, gruppo coevo ad altre realtà internazionali di cui condivide la ricerca. Tela, cornice, colore, segno e materia sono i componenti fondamentali della pittura presa in analisi. Nelle opere di quel periodo è evidente come l’artista, nel pensare la pittura nella sua totalità di elementi, esprime con le sue tele monocrome una sorta di stato ansioso della superficie. È nel 1975 che introduce il concetto di “frammento”, le tele, anche di grandi dimensioni, appaiono in gruppi di 2 o 3, che diventano poi piccoli frammenti fino al momento della deflagrazione, della “rottura del quadro” e la nascita delle sue iconiche “disseminazioni”.

Questo ultimo potente concetto rende Pinelli del tutto autonomo nel panorama artistico. Il Museo del ‘900 di Milano, così come il Pompidou di Parigi, hanno scelto questo soggetto per rappresentare Pino Pinelli nelle rispettive collezioni.

La disseminazione ha così tanti significati e legami per il lavoro di Pinelli che ogni critico ne ha trovate diverse sfaccettature. Negli anni cambia la tecnica esecutiva. Tra il 1984 – 1986, l’opera riacquista la sua massa, prende corpo. La struttura di base, costituita da legno e poliuretano, viene avvolta da un tessuto elasticizzato, a cui segue la fase di pigmentazione attraverso più velature di colore che finalmente ritorna dominante.

Nel 1986 introduce la forma della “scaglia”: composta da polveri di uso industriale, viene modellata con le “mani guantate”, le quali  plasmano la materia che, una volta essiccata, passa alla fase successiva della pigmentazione, dove si sovrappongono più velature di colore fino a raggiungere il massimo “timbro cromatico”.
All’inizio degli anni 90 sviluppa il ciclo delle forme ovali, che come degli “anelli” si disseminano e si muovono nello spazio, ricordando (usando le parole dell’artista) una “danza matissiana”.
Nel corso degli anni ‘90 abbandona le forme irregolari per una riacquisita razionalità geometrica. La superficie è dotata di una maggiore consistenza materica tanto che sembra incresparsi, trasformando la pittura in materiale tattile, quasi vellutata.

L’evoluzione

Pinelli rimane un artista inquieto e grazie ad una tecnica costruttiva ormai consolidata, continua a pensare e realizzare delle forme che possano incarnare la sua idea.
Tra il 2002 – 2003 evolvono nel ciclo degli “incroci”, che ripropongono una disseminazione dal ritmo accentuato e talvolta più libero e ricco di elementi.
Intorno al 2008 continua l’indagine sulla materia stessa. Questi frammenti che esplodono sono “atomi” di pittura, che ricordano un vero e proprio pullulare di particelle che stanno per esplodere.
Nel 2018, in occasione della doppia mostra che celebra la carriera di Pinelli a Palazzo Reale e alle Gallerie d’Italia, l’artista propone alcune nuove forme, disseminate e inquiete, contemporanee.

Pino Pinelli è sicuramente un artista da avere nella propria collezione.

“Il rompere il quadro in frammenti è l’atto disperato del pittore europeo che avverte il peso della storia… l’unico atto possibile è quello di pensare alla pittura più che farla” P. Pinelli

Per informazioni
art@depart.it

Osamu Kobayashi, Floating Head da A+B gallery a Brescia

La quarta mostra personale di Osamu Kobayashi da A+B gallery segue la seconda residenza in Europa dell’artista in due anni

Floating Head è una riflessione sulla esperienza che ha visto l’artista trasferire lo studio per sei mesi a Düsseldorf alla Lepsien Art Foundation nel 2019, ed a Brescia da A+B gallery da febbraio a giugno 2020.

Il titolo Floating Head sintetizza con ironia il senso di questa mostra che registra un particolare momento storico e prende corpo nel nuovo spazio della galleria

La pittura di Kobayashi si basa sulla riduzione, talvolta giocosa, dell’esperienza e del contesto in cui l’artista si trova:

“Il mio lavoro è una metafora di come vedo il mondo. Le pennellate, per quanto precise, non sono meccaniche. È la mia mano a farle, il movimento organico ne indica l’umanità. Le campiture di colore sono uno stato di idealizzazione. Credo che sia una parte importante della vita credere che l’improbabile esista, anche se è solo nelle nostre menti”.

Nel corso della residenza l’artista ha vissuto la città di Brescia in lockdown, il paesaggio cittadino ha come protagonista l’architettura ed il suo apparire nella brillante luce di primavera.  La ricchissima stratificazione storica delle facciate dei palazzi appare dalle diverse texture e dalle incongruenze delle forme. L’evidente elemento del tempo ha trovato un parallelo con la consistenza delle campiture pittoriche che costituiscono la grammatica dell’artista.

Alla relazione tra colore muto e vibrante alla luce, forme organiche e archetipi di geometrie, si è aggiunta la trasparenza come terza dimensione. In modo inedito nella pittura di Osamu Kobayashi il tempo ha uno specifico posizionamento nella sua pittura che accentua l’ambiguità tra ideale e concreto tipico delle sue opere.

L’ambiguità si estende anche al modo con il quale fruiamo i dipinti: la necessità di muoversi per percepire la variazione della superficie alla luce ed all’ambiente trasforma l’oggetto quadro in scultura, per il quale diventiamo parte attiva e necessaria a svelare le sfaccettature di cui ogni dipinto e composto.

Osamu Kobayashi nel corso della sua residenza a Brescia ha omaggiato la città duramente ferita dalla crisi sanitaria dal murales “Seaside Serpent” di grandi dimensioni, il secondo della sua carriera.

L’occasione è la mostra “Art Drive-In” presso il garage dell’agenzia di Generali Castello Brescia organizzata da BELLEARTI. Quest’ultima è visitabile in automobile ogni sera fino al 21 Luglio in via Pusterla 45, Brescia.

L’artista

Osamu Kobayashi (1984, Columbia, Carolina del Sud) vive e lavora a Brooklyn, New York. Ha esposto ampiamente negli Stati Uniti ed in Europa. E’ stato selezionato per alcune residenze tra cui Sharpe-Walentas Studio Program a Brooklyn e Lepsien art Foundation a Düsseldorf. Mostre personali presso Mindy Solomon Gallery di Miami, la Underdonk Gallery di Brooklyn, Next to Nothing di New York, il 701 Center for Contemporary Art di Columbia, Carolina del Sud. Ha partecipato a mostre collettive presso il Lissone Contemporary Art Museum, la Paul W. Zuccaire Gallery presso la Stony Brook University, il Bronx River Art Center e il Columbia Museum of Art. Nel 2013, Kobayashi è stato insignito dell’Hambam, Speicher, Betts e Symons Purchase Fund dall’American Academy of Arts and Letters.

Info utili A+B GALLERY

Nuova sede: corsetto Sant’Agata 22, Brescia. -Metro e parcheggio Vittoria-.

Visite dal 6 giugno 2020 fino al 19 settembre con accesso libero dal giovedì al sabato dalle 15 alle 19.

gallery@aplusb.it  / www.aplusbgallery.it

RITRATTO DI DONNA. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi

Ritratto di Donna: a Vicenza, presso la Basilica palladiana, dal 6 dicembre 2019 al 13 aprile 2020
Il sogno, il doppio riflesso nello specchio, l’amicizia femminile, il rapporto tra il pittore e la modella, donne fiere al punto da divenire feline, la nostalgia di paradisi perduti, ma anche la crudezza della realtà, sono i temi centrali che percorrono le sezioni della mostra.

Dipinti meravigliosi, abiti bellissimi, gioielli, sogni di esotismo, desideri di viaggi e amori pervadono lo spazio espositivo della basilica palladiana con un effetto magico.
In un tempo ricco di aspettative e desideri, che sa essere anche complicato, gli artisti danno vita a immaginari nuovi, da cui nascono magnetici ritratti di donne che si stagliano da protagoniste con potenti personalità, esaltate nella loro seducente energia.

Tra i protagonisti che promuovono l’arte più nuova vi sono pittori come Felice Casorati, Mario Sironi, Antonio Donghi, Achille Funi, Piero Marussig, Mario Cavaglieri, Guido Cadorin Massimo Campigli e naturalmente Ubaldo Oppi. I suoi dipinti ci rivelano lo sguardo attraverso cui scorrono in mostra una costellazione di ritratti dei maggiori artisti che sono stati suoi amici e avversari in esposizioni strabilianti, dal Salon d’Automne di Parigi al Premio Carnegie di Pittsburgh, dalla Biennale di Venezia alla mostra di Modern Italian Art di New York.

A partire dalle suggestioni dei maestri della Secessione Viennese come Gustav Klimt e dagli ultimi echi del simbolismo, attraversando il fervido clima parigino e momenti di realtà, si giungerà al grande caleidoscopio degli anni Venti, in un susseguirsi di passioni, scandali e poetiche atmosfere.

Informazioni

Date: 6 dicembre 2019 – 13 aprile 2020
Luogo: Basilica palladiana, Vicenza (Piazza dei Signori)
Orari: tutti i giorni 10.00 – 18.00 (25 dicembre e 1 gennaio ore 14.00 – 18.00)
Info: tel. 0444 326418 | mail. biglietteria@mostreinbasilica.it
www.mostreinbasilica.it

Roma, DeArtFashion presenta “Pop art”

Personaggi dei fumetti. Star di Hollywood e celebri rock star. Tutti in chiave “Pop art” nei quadri del giovane artista Alessio Gangemi che, giovedì 22 ottobre dalle ore 19.00 saranno presentati in esclusiva presso il ristorante Vini & Cucina Blasi in via Di Torre Argentina, 11/12 Roma.

Con un tratto semplice in un vortice d’ironia e un gioco di colori brillanti, il pittore, ritrae i personaggi dei fumetti, le star di Hollywood e le rock star più celebri.

Ad oggi, ha collezionato una rosa di quadri dedicati a film famosi come “Il Padrino”, “The Shining”, “Taxi Driver”, “Dracula”e “Rocky”, e cantanti come Madonna, Freddy Mercuri, Robbie Williams, Elvis Presley e Jim Morrison.

“Fin da piccolo, ho coltivato la passione del disegno a mano libera realizzando su qualsiasi materiale avessi a disposizione, dal legno grezzo al cartone”. Oggi dipinge su tela, compensato e vekaplan con colori acrilici, perché la sua arte è legata alla sperimentazione e all’invenzione continua dei materiali da utilizzare.

Alessio Gangemi è nato a Reggio Calabria 39 anni fa e ha vissuto i primi 7 anni nella sua terra. Da bambino si divertiva a fare le caricature dei suoi insegnanti scolastici e dei propri familiari con un tratto molto semplice e stilizzato aggiungendo una punta di satira in ogni situazione rappresentata. “L’arte come passione e ironia, l’arte come lente brillante di una realtà a volte grigia”.